The Tree of Life
La cellula. L’universo. La vita.
Un film totale, complesso, decisamente difficile da analizzare ma che si presta anche ad una lettura più immediata: quella poetica e affascinante delle immagini. Malick distrugge il concetto di narrazione e lo piega ad una sua visione personale e assolutamente libera e intimista. Non c’è una storia raccontata, se non quella universale della Natura, della creazione e della vita in ogni sua manifestazione: che sia una stella o un albero, una galassia o una famiglia media nella provincia americana del dopoguerra. Le immagini si susseguono potenti ed evocative comunicandoci un’immagine di Malick della Natura nichilista e irrazionale, intrisa di spiritualità ma non per questo religiosa. Un’opera ambiziosa e onirica che regala momenti di struggente dolcezza, ma anche sferzate ciniche e inappellabili.
Come per altre opere visionarie e fuori dagli schemi, il fascino e l’eleganza estetica e formale dell’opera (qualcuno ha detto 2001?) veicolano il messaggio dell’autore ad un livello così elevato che è impossibile esprimere un giudizio sintetico “bello/brutto” e, soprattutto, rendono l’opera ricca e sempre aperta ad interpretazioni e letture.
Insomma, si potrebbe parlare per ore cercando un significato dietro le singole sequenze o frasi, ma come insegna Donzelli: “Capire è sopravvalutato” – e la gente che in sala sbuffava o ha gioito alla comparsa dei titoli di coda mi fa solo tanta tristezza.
Best quote:
“La natura sparge il sale sulle ferite che dovrebbe guarire.”
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