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Scontro tra Titani

Posted in Divagazioni by redblackdevil on luglio 18, 2010

Il tempo passa:
Dal film originale a questo remake sono passati circa trent’anni, ed è difficile non vederli.
Specialmente per il passaggio dalle animazioni in stop-motion di Ray Harryhausen alla profusione di tecnologie digitali e inutilmente tridimensionali di questa nuova versione.
Le differenze tra i due film sono forse più sottili ma comunque significative, come il cambio di congiunzione: da Scontro di Titani a Scontro tra Titani.

Licenze (non) poetiche:
Per quale motivo questo titoletto? Beh, è semplice: perché chiunque abbia visto il film del 1981 converrà con me che, in questo remake, gli sceneggiatori si sono presi forse troppe libertà che non vengono giustificate a pieno dal cambio di congiunzione.
Nota dolente è stato vedere allargato il numero di componenti della spedizione volta a salvare le sorti della città di Argo e della sua povera Principessa, privata anche dell’amore di Perseo per l’ingresso in scena di una new entry. Di per sé l’aumento dei personaggi della spedizione non è una pecca, ma lo è vedere come sia servito solo per dare più carne da macello ai nemici. Inoltre non ha prodotto un aumento di durata del film.
Abbiamo accennato alla new entry “rubacuori”: personalmente l’ho apprezzata molto, infatti stiamo parlando dell’incantevole Io, interpretata dalla giovane Gemma Arterton (che ho rivisto volentieri in Prince of Persia – Le Sabbie del Tempo). Anche qui l’ingresso non sarebbe negativo, se non fosse che al personaggio è stato dato un ruolo, forse, eccessivo.
Ma il peggio è stato vedere il cambiamento della storia di base. Per spiegare a cosa mi riferisco mi faccio aiutare dalle opening di due serial tv, Hercules e Xena. Parliamo di un piccolo passaggio, quasi impercettibile, ma assai considerevole.

Da:
Xen.. Perseo prin… Semi Dio guerrier(a)o
“Al tempo degli Dèi dell’Olimpo
dei signori della guerra
e dei re
che spadroneggiavano su una terra in tumulto,
il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà
finalmente arrivò Xe… Perseo
l’invincibile Principe… Semi Dio forgiata(o) dal fuoco di mille battaglie (prima volta che combatte contro qualcosa che non siano pesci)
la lotta per il potere…
…le sfrenate passioni…
…gli intrighi…
…i tradimenti…
furono affrontati con indomito coraggio da colei che sola (soloooooo è un uomo)
poteva cambiare il mondo”

A:
Her… Perseo: The Legendary Journeys
“Questa è la storia di un tempo lontanissimo
Il tempo dei miti e delle leggende.
Gli antichi Dèi erano crudeli e meschini
Soltanto un uomo osò sfidare la loro potenza: Herc… Peeeerseeeo ma sono tosti
Herc… uff, Perseo era in possesso di una forza sconosciuta sulla Terra,
una forza superata solo dal suo coraggio.
Ma, dovunque andasse, era perseguitato dalla matrigna Giu… da Ade, era Ade,
la potentissima regina degli Dei. No, cazzo! E’ il Dio degli inferi
L’eterna ossessione di Giu…: ancora Ade era quella di annientare Her… ce l’aveva con Argo e Giove
lui era la testimonianza vivente dell’infedeltà di Giove.
Finché degli esseri umani avessero invocato aiuto
Ci sarebbe sempre stato un uomo pronto a correre in loro soccorso,
incurante delle difficoltà: Her…! Perseo T.T “

Colto la differenza? No? Va bene, vi spiego cosa ha prodotto la mia mente malata: a mio avviso, la versione originale del film è assimilabile alla serie di Xena, per la presenza di elementi quali “la lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti”, mentre il remake emula Hercules per il fatto che tutto sembra ruotare solo intorno al viaggio (o al “journey”, per dirla all’inglese).

Influenze e confluenze influenzate:
Nuovo paragrafo, nuovo titoletto, ancor più oscuro del precedente.
L’intenzione che mi prefiggo è quella di illustrare come la pellicola sia fortemente influenzata dalle mode attualmente vigenti nella settima arte e come queste sono state gestite. Ora chiunque potrebbe farmi notare come in molti film si possono ritrovare rimandi o riferimenti ad altre pellicole e semplicemente ne converrei, ma qui non è così semplice.
Scontro tra Titani è un film pienamente influenzato da stereotipi mal governati: di fatti sono fermamente convinto che la produzione fosse influenzata e quindi la febbre ha dato alla testa, se no non si spiegherebbe tale conduzione. Da qui il gioco di parole del titoletto: le influenze di un influenzato Mr. X sono confluite nella pellicola.

Ciak, si gira: il villain lo interpreta il sempre più luciferino Ralph Fiennes. Si tratta di un Ade che, “ovviamente non sia mai”, strizza l’occhio a Lord Voldemort senza però incidere in maniera così eclatante come fa nello stracciabotteghini Harry Potter. Ma andiamo avanti…
La scelta di aumentare i partecipanti al viaggio cosa ha lasciato d’altro? Ovviamente la decisione di puntare su di un viaggio “corale”, rimandando a quel fenomeno che è stato Il Signore degli Anelli, con spiccato riferimento al primo capitolo, La Compagnia dell’Anello. Se vi chiedete se è solo il numero aumentato dei partecipanti a farmelo pensare, la risposta è no. Farei notare le inquadrature e le attraversate sui monti che visivamente non hanno nulla a che spartire col capolavoro di Peter Jackson. Passiamo oltre e finiamo nel campo di quel fenomeno cinematografico che è Pirati dei Caraibi, e il motivo non è nemmeno tanto oscuro: qualcuno ha detto “kraken”? Esatto, proprio per il kraken e per il modo in cui viene richiamato tale essere. E sì, quel “… liberate il kraken…” del cavaliere Zeus mi ha fortemente ricordato il caro buon Davy Jones. Sia chiaro, non sto dicendo che anche il kraken è una nuova comparsa – infatti è presente anche nell’originale – ma voglio sottolineare come ci sia una forte similitudine tra il modo dei due personaggi di evocare la bestiolina in questione.

Ma che sbadato! Stavo dimenticando il re deforme e reietto al soldo del male. Chi di voi sa dirmi da dove proviene? Sì, cazzo! Proprio da 300! Come scordarsi di Efialte?
Ebbene, anche nel film dell’81 abbiamo Acrisio, ma non è il marito di Danae, bensì il padre; inoltre viene ucciso e non sfigurato. Per cui siamo di nuovo di fronte a un mal riuscito rimando, dove il personaggio sfigurato rinnega i suoi vecchi ideali. Ci si può chiedere perché mal riuscito. E la risposta a tale quesito sarebbe: perché abbiamo l’unione di due personaggi che nella versione dell’81 erano separati. Per la precisione Arcisio diventa Calibos in seguito a determinate vicende, mentre in origine erano appunto due individui diversi e di origine diversa.

Uh! Nota di stile kitsch anni Settanta: le armature in stile Cavalieri dello Zodiaco sono quasi psichedeliche. Meritano di essere menzionate perché il regista si è dichiarato fan dei Cavalieri, e se non fosse che le ha rese troppo sbriluccicose l’avrei anche salvato elogiando la bella citazione.

Hybrid mal riuscito. AKA: impariamo dalla Toyota e dalla sua Prius:
Forse non tutti sanno che la Prius della Toyota è una famosa automobile ibrida che ormai viene prodotta da un certo numero di anni. Ho scelto questo titoletto proprio perché il film è un ibrido, un meticcio, come il protagonista che è un mezzo Dio o come la Prius che ha una doppia alimentazione.
Il motivo per cui definisco il film un ibrido è riconducibile al fatto che il film attinge e saccheggia senza troppi problemi da titoli che hanno impressionato e/o affezionato lo spettatore. Ma per via di una gestione non perfetta il risultato non è paragonabile in alcuna maniera alla eccelsa sinergia che ha la doppia alimentazione della Prius.

Anche volendo non notare l’utilizzo di cotanti scippi, la pellicola non è stata salvata dalla critica. Leggendo su giornali e su siti internet, ci si accorge che l’accoglienza di questo Scontro tra Titani non è stata delle migliori, anzi è stato ampiamente demolito.
Il motivo è da ricercare oltre a quanto ho detto fin ora, ovvero nella strategia di marketing della Warner Bros.
Parliamo del semplice fatto che la WB ha scelto di convertire il film, girato con pellicola normale, in 3D con estrema rapidità e con un tempismo incredibile a 50 giorni dalle sale. E’ lampante come abbia voluto sfruttare un formato che ora è di moda, ma, dopo Avatar, è figlio di strategie commerciali di pessimo gusto, che rischiano di compromettere l’affascinante mercato della terza dimensione.

Vorrei finire tornando un secondo sulla questione dell’ibrido: IMHO il film inconsapevolmente prometteva di essere un kolossal per le premesse che si portava dietro, ovvero: cast di tutto rispetto con nomi importanti; titolo evocativo; protagonisti di un certo impatto. Ma sempre per la succitata gestione, il nostro inconscio non è stato appagato.
A completare il quadro abbiamo che il film, con tutta ‘sta carne al fuoco, non ha saputo trovare una collocazione temporale adeguata. Credo che, se il film fosse stato sviluppato su più dei 118 minuti che ha preso, avreste letto una critica diversa. Il mio concetto è che se vado al cinema ho del tempo libero da usare e mi piace sfruttarlo seguendo una mia passione. Per cui non capisco perché una produzione debba concentrare tutto in poche scene.

Alla fine che rimane:
Il film è stato ampiamente distrutto dalla mia visione, ma non posso non ammettere che, se visto in un’ottica diversa dalla mia, si rivela essere un’opera di puro intrattenimento godibile, da apprezzare per ciò che è: un film privo di alcuna pretesa logica, con delle scenografie artigianali e caratterizzato da degli effetti speciali per nulla invadenti, a tratti quasi impercettibili.
Diciamo che il film di Leterrier avrà la sua adeguata collocazione, una volta lasciate le sale, l’invadente 3D e la mania da kolossal, in un consono formato casalingo. Magari in un Blu-ray che ne possa mettere in luce le caratteristiche positive, che a ben guardare ci sono.

Voto: 4.5

Voto ipotetico a una copia Blu-ray: 6.5

Toy Story 3 – La grande fuga

Posted in Intorno ai Film by Cape on luglio 17, 2010

Era il 1995 quando una semisconosciuta società di nome Pixar, nata 9 anni prima come una divisione della LucasFilm, stravolse il mondo dell’animazione presentando Toy Story – il mondo dei giocattoli, il primo film d’animazione completamente in computer grafica. E’ una rivoluzione che segna una tappa fondamentale nella storia della Disney, che oltre a fare milioni con il fantastico merchandising (ricordo ancora il Buzz Lightyear del mio cuginetto), trova nuova linfa creativa e segna il primo passo verso la realizzazione di prodotti più maturi. Piccola nota nerd: tra gli sceneggiatori di questo primo episodio troviamo Joss Whedon, il mitico creatore di Buffy l’Ammazzavampiri ed autore della serie Astonishing X-Men.
Quattro anni più tardi arriva il sequel, Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa, sempre con la regia di John Lasseter – vero uomo-Pixar, supervisore di tutti i progetti e recentemente diventato direttore creativo.
Oggi, a quindici anni di distanza da quel primo splendido e affascinante esperimento, arriva sugli schermi il terzo episodio della serie; questa volta Lasseter cede il posto al fidato co-regista di Monsters&Co e Alla ricerca di Nemo, che confeziona un prodotto decisamente all’altezza dei precedenti.
Gli anni sono trascorsi per tutti, sette altri film hanno segnato il passo nella crescita tecnica e creativa della Pixar e tutti (si spera!) hanno ormai ben chiaro che il film d’animazione (quello che una volta era il semplice cartone animato), soprattutto grazie al loro lavoro, non è più un prodotto (solo) per bambini e che quindi il pubblico si è decisamente allargato, avvicinandosi ad un target più adulto che cerca, sì, l’intrattenimento fanciullesco, ma anche qualcosa in più. E se in Wall-e questo qualcosa in più era uno struggente e malinconico robottino in una prima parte che era pura poesia in immagini, qui abbiamo temi maturi come il dolore del distacco, la crescita e la paura dei cambiamenti; l’atmosfera si fa nostalgica, i dialoghi mai banali o infantili.
Ed è in questo tutta la magia della Pixar: riuscire a creare una storia avvincente (che è il  punto di forza di tutte le loro produzioni) che miscela sapientemente azione, dramma, commedia, avventura, love story, ma anche inquietanti momenti macabri, e trasporli in una messinscena che tocca tutte le corde dell’anima.
Una nota particolare la merita il consueto cortometraggio d’apertura: ragazzi, qui si sfiora il capolavoro, l’idea è a dir poco geniale e la realizzazione lascia senza parole per l’apparente semplicità con cui si narra di due strane e buffe figure diverse come il giorno e la notte. Dopo questo puro concentrato di creatività made in Pixar, il film parte con una fantastica sequenza dove i protagonisti “vivono” l’avventura narrata dal piccolo Andy che gioca; quasi una metafora del film stesso (e di ogni prodotto artistico) che è espressione di una sensibilità speciale come quella di un bambino o di un artista. Da antologia anche il flashback sul passato del pagliaccio triste, così come esilarante è il vanesio Ken, e… E potrei continuare per molto, ma mi fermo perché potrebbe sembrare, a chi non ha ancora visto il film, uno sterile elenco di situazioni più o meno riuscite. Quello che invece voglio trasmettere è che alla Pixar hanno un mucchio di idee ma hanno soprattuto la capacità (decisamente il valore aggiunto di questa major) di integrarle magistralmente tra loro per creare un prodotto coerente e assolutamente originale.
Insomma, pare che da quelle parti abbiano trovato la formula perfetta e noi non possiamo che esserne felici. :D

Prince of Persia

Posted in Divagazioni, Intorno ai Film by redblackdevil on luglio 8, 2010

Un articolo a quattro mani per ricordare un pezzo di storia videoludica ed analizzare il nuovo film tratto dal famosissimo gioco

Dopo un breve ed esaustivo excursus sul famoso videogame che tanto ci ha appassionati durante la nostra crescita di videogiocatori, esamineremo il film con gli occhi di tre utenti differenti:

a) Uno che non ha mai giocato al gioco (Red-OcchioProfano)
b) Uno che ha giocato alle Sabbie del tempo (Red-OcchioGamer)
c) Uno che guarda il film per quello che è, che sia tratto da una tragedia di Shakespeare o dal più ignobile degli scribacchini (Cape)

Se volete andare direttamente alle recensioni, altrimenti …

C’era una volta la trilogia classica:
  1. Prince of  Persia nasce come videogioco pubblicato da Brøderbund nel lontano 1989 e con sé porta numerose novità, tra cui la  tecnica del rotoscoping e i combattimenti con le spade.
  2. Nel 1993 esce il seguito, Prince of Persia 2: The Shadow and the Flame. La grafica migliorata e la possibilità di salvare il gioco sono le differenze principali con il primo capitolo.
  3. Nel 1999 esce Prince of Persia 3D ,versione 3D del titolo. A differenza dei predecessori, fu un flop clamoroso a causa di una serie di bug che si portava appresso.
… poi venne la Trilogia Le Sabbie del Tempo:
  1. Prince of Persia: Le sabbie del tempo (Prince Of Persia: The Sands of Time), edito da Ubisoft nel 2003. Ideato come remake della prima saga di Prince of Persia. Il titolo riscosse un immediato successo, rivoluzionando altri videogiochi dello stesso genere. ( A breve ne parleremo in maniera un pelo più dettagliata per capire cosa un videogiocatore si sarebbe aspettato dal film).
  2. Ubisoft nel 2004 rilascia Prince of Persia: Spirito guerriero (Warrior Within), secondo capitolo della nuova serie di Prince of Persia. Caratterizzato da un’ambientazione più cupa e grafica migliorata.
  3. 2005: Ubisoft  consegna ai propri utenti Prince of Persia: I due troni (The Two Thrones). Ultimo capitolo della trilogia. Viene caratterizzato dalla ripresa dei toni solari del primo episodio. Per Wii e PSP viene pubblicato come  Prince of Persia: Rival Swords.
  • Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate (The Forgotten Sands) è l’ottavo capitolo della saga. Il titolo si colloca tra Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo e Prince of Persia: Spirito Guerriero

…e in ultimo:

  1. Nel 2008, sempre da Ubisoft, esce Prince of Persia, il settimo capitolo della serie, che si discosta dai predecessori per stile grafico, ambientazione, personaggi e alcune caratteristiche del gameplay.
…ma c’è anche:
  • Battles of Prince of Persia  · Prince of Persia Classic  · The Fallen King  · Harem Adventures.

Questa la carrellata dei giochi che ha portato successo e fama al Principe di Persia. Grazie ad essa il produttore di molti successi commerciali, Jerry Bruckheimer, ha deciso, in collaborazione con la Walt Disney Pictures che si occupa della distribuzione, di realizzare un film. Ma prima, un po’ di storia…
Prince of Persia: Le sabbie del tempo (il gioco)
In  viaggio verso il sultanato di Azad, il Re Shahraman e suo figlio Dastan sconfiggono un potente Maharajah indiano, con la promessa di onore e gloria. Dopo aver saccheggiato la città, nella stanza del tesoro rinvengono una gigantesca clessidra piena di sabbia (le magiche Sabbie del Tempo), un misterioso Pugnale e la figlia del Maharajah, Farah.
Continuando il viaggio verso Azad, il vecchio Visir Zervan, che aveva tradito il Maharajah e aiutato il re in cambio di una parte del bottino, chiede di avere il Pugnale, ma Shahraman rifiuta di togliere a suo figlio il bottino della sua prima battaglia. Così il Visir, che desidera diventare immortale e prendere il controllo del Tempo, inganna il Principe facendogli aprire la Clessidra, mentre Shahraman la mostra al sultano di Azad. Usando il pugnale sulla Clessidra, Dastan libera le Sabbie, che distruggono il palazzo e trasformano gli esseri viventi in mostri di sabbia. Solo il Principe, il Visir e la Principessa Farah, con pochi altri, rimangono immutati.
Per riparare al cazzo di casino causato, il Principe, aiutato da Farah, cerca di annullare gli effetti delle Sabbie usando i poteri del Pugnale, mentre Zervan guida contro di loro i mostri di sabbia. Il pugnale inoltre conferisce il potere di controllare limitatamente lo scorrere del tempo e di uccidere i mostri di sabbia. Farah e il Principe si infatuano l’uno dell’altra, tuttavia il Principe sospetta che Farah stia cercando di rubargli il Pugnale. Non appena i due ritrovano la Clessidra, il Principe esita prima di richiudere le Sabbie e il Visir usa la sua magia per rinchiuderli entrambi in una tomba. Quindi, Farah prende il Pugnale e cerca di far ritornare le Sabbie nella Clessidra da sola. Quando il Principe la raggiunge, lei è attaccata dalle creature di sabbia, e muore precipitando dalla Camera della Clessidra senza che il Principe riesca a salvarla.
Il Principe, disperato, usa il Pugnale per rinchiudere le Sabbie nella Clessidra, riavvolgendo il tempo a prima della battaglia contro il Maharajah. Il Principe quindi si risveglia nell’accampamento con il Pugnale del Tempo e si avvia verso la camera da letto di Farah per raccontarle tutti gli avvenimenti futuri. Ma non appena il Principe le racconta la sua storia, il Visir, che ancora desidera ardentemente il Pugnale e la vita eterna, cerca di ucciderlo. Dopo averlo sconfitto e impedito l’apertura della Clessidra, il Principe riconsegna il Pugnale a Farah, che gli chiede perché avesse inventato una storia così assurda e lui le risponde baciandola, ma, subito dopo, riavvolge il tempo fino al momento prima del bacio e questa volta le risponde dicendole che non è nient’altro che una storia.
Ok, scusate la prolissità dell’articolo, ma mi pareva giusto dare un minimo di background alla storia.

Ed ora il film (era ora…):
Nei territori dell’antica Persia, il piccolo Dastan è un orfano che viene sorpreso a rubare una mela al mercato. Il re Shahraman, presente alla scena,  nota con ammirazione il coraggio e l’incredibile destrezza del ragazzo, decidendo così di accoglierlo a palazzo.
Sedici anni dopo, Dastan, rimasto fedele a sé stesso, viene considerato un nobile principe di Persia assieme ai due diretti discendenti del re, Tus e Garsiv.
Quando lo zio Nizam annuncia che nella città santa di Alamut vengono nascoste armi per i nemici della Persia, i tre principi conducono un attacco alla città e la espugnano, soprattutto grazie all’intervento di Dastan. La principessa di Alamut, la bella Tamina, respinge le accuse dell’esercito invasore, ma le sue maggiori preoccupazioni sono rivolte verso un pugnale dal manico in vetro sottratto durante la battaglia dal giovane principe.
In seguito il principe Dastan vede morire per una losca macchinazione suo padre. Accusato ingiustamente dell’omicidio, scopre con la principessa Tamina che il complotto è stato ordito allo scopo di mettere le mani sulle mitiche Sabbie del Tempo e sul pugnale dal manico di vetro. Con l’aiuto delle proprie straordinarie capacità di guerriero, di Tamina e di uno sceicco bizzarro, cercherà di salvare la situazione prima che la storia della sua casata sia riscritta.
Questa la sinossi del film, veniamo finalmente alle tre recensioni.
Red-OcchioProfano:
Aka: recensione per chi non ha giocato…
All’occhio di un profano della serie il film risulta ben godibile. Facendo poco i difficili il divertimento c’è tutto. L’evasione è assicurata. Il film risulta funzionale sotto molti dei suoi aspetti, la storia e la sceneggiatura risultano ben congeniate.
Da notare che la sceneggiatura originale del film è stata scritta dall’ideatore del videogioco, Jordan Mechner. Tramite Wikipedia vengo a conoscenza che successivamente ha subito delle aggiunte dallo sceneggiatore Jeffrey Nachmanoff.
Anche il comparto artistico delle location e degli effetti speciali risultano di indubbio livello. Molto bella la Alamut ricostruita in un Marocco che ha saputo regalare momenti di luce incantevoli. Altrettanto belli, come dicevo, gli effetti speciali, per nulla invasivi o troppo esagerati. In sostanza regalano al film una meccanica che arricchisce una fotografia laccata, accademica senza troppi spunti visivi degni di nota.
Pecca la poca originalità delle battute, che in alcuni casi rasentano il ridicolo sembrando scritte da Topo Gigio.
Sugli attori poco da dire se non che Jake Gyllenhaal (Dastan) e Gemma Arterton (Tamina) risultano, quasi, credibili e ben azzeccati nei loro ruoli. Gyllenhaal risulta anche simpatico in virtù della sua spavalderia da fanfarone. Alfred Molina, il classico cattivo-cinico che si redime e diventa il più prezioso supporter della parte giusta sembra spaesato, ma essendo un buon attore comunque si salva con la sufficenza. Il personaggio di Ben Kingsley (Nizam) probabilmente lascia un po’ stupefatti per la facilità con cui viene affrontato.
Nel complesso, ripeto, il film è un buon blockbuster da intrattenimento che sa far passare l’ora di visione.
Voto: 6.5
Red-OcchioGamer:
Aka: recensione sul gusto personale di chi ha giocato alle Sabbie del Tempo.
Utilizziamo il potere delle sabbie e torniamo al lontano, ma non troppo, 2004: la Disney con Bruckheimer acquistano i diritti televisivi del gioco uscito solo l’anno prima. Jordan Mechner viene chiamato a scrivere la sceneggiatura per il film.
Stacco col potere delle sabbia e andiamo nel 2006: la Disney incarica Jeffrey Nachmanoff di riscrivere la sceneggiatura.
Stacco, andiamo nel 2007 (figata ‘ste sabbie): Disney annuncia il film per giugno 2009 con alla regia Michael “Transformers” Bay.
Stacco… presente, circa: il 19 Maggio 2010 esce nelle sale italiane il film. Dopo le prime indiscrezioni su Bay, alla regia si conferma Mike Newell… Terrore.
Il duo formato dalla Disney e dal “Re Mida” hollywoodiano Jerry Bruckheimer era facilmente prevedibile, che potesse essere pericoloso anche. Quando poi è stato designato alla regia di questo  “Prince of Persia” Mike Newell, che ormai pare aver perso la sua vena artistica, il dubbio che si trattasse di una produzione pericolosa è diventato quasi una certezza.
Purtroppo i peggiori timori si sono rivelati veritieri.
La pellicola si rivela fin dalle primissime scene come un’operazione commerciale che non ha un chiaro centro estetico e narrativo. La storia viene raccontata come un videogioco, con una serie di scene che sembrano i vari livelli da superare per accedere ad una fase successiva dell’avventura, senza però ricordare il Prince of Persia del gioco. La sceneggiatura non riesce mai a proporre una situazione originale o dei dialoghi sufficientemente spigliati capaci di dare un ritmo più cadenzato allo sviluppo dell’azione. Dialoghi? Qualcuno ha detto “Topo Gigio”? “Potevamo stare bene insieme”? Ma se schiacci il bottone sai cosa faccio?
Rimando alla wikipedia italiana per una dichiarazione di  Jordan Mechner:

« Piuttosto che adattare in tutto e per tutto il videogioco, stiamo pensando di aggiungere elementi nuovi e di toglierne alcuni presenti nel videogioco, creando così una nuova storia; proprio come si è fatto con l’attrazione Pirati dei Caraibi di Disneyland all’adattamento cinematografico. »

Letto questo la mia aspettativa era di vedere qualcosa che non assomigliasse al gioco, una storia nuova e interessante che arricchisse la già stupenda saga del principe (le mie orecchie fischiano… Halo Legends…) e non un film che si trascinasse così.
Inoltre, dato che i nomi del re e del principe erano fedeli al gioco, perché la principessa l’hanno dovuta chiamare diversamente? Vero, la storia è completamente diversa, è una chiara ispirazione a “Le sabbie del tempo”, ma sopra leggo “non voler adattare in tutto e per tutto”… il che significa che un minimo di richiamo ci doveva essere. Invece nulla, a parte i nomi di 2 persone e il pugnale. Beh, di adattamento non si può parlare. Mi ricorda molto quanto visto per il film di Eragon… e con ciò mi pare di essere stato chiaro.
Avrei preferito che il sottotitolo non fosse stato Le sabbie del tempo, ma che fosse rimasto solo Prince of Persia. Il perché è semplice: ogni videogiocatore che ha in memoria le vicende del gioco, anche se va a vedere il film consapevole di non trovarsi dinanzi alla storia del gioco, comunque inconsciamente fa un continuo confronto e rimando con esso, se legge Le sabbie del tempo, e il risultato è demoralizzante.
A livello puramente cinematografico, Newell nel complesso non riesce a trovare spunti visivi degni di nota a causa di scene accademiche e verniciate, nonostante in determinati momenti ci regali inquadrature degne di nota. Altro difetto è il montaggio fumoso che impedisce all’azione di “scatenarsi” nella maniera adeguata nei momenti di maggior adrenalina.
A chiudere il tutto abbiamo un Gyllenhaal spaccone capace di divertire nel ruolo che ricopre; la Arterton in alcune scene pare imbambolata e impacciata, mentre in altre sembra perfetta nel ruolo della principessa testarda. Molina soffre un po’ dello stesso problema della Arterton, ma con l’esperienza che lo contraddistingue riesce a superare gli impacci, divertendo anche lo spettatore in diversi momenti. Ma non sempre le ciambelle escono col buco e quindi abbiamo Kingsley che non riesce a incidere, risultando quasi la sua stessa ombra, nonostante stiamo parlando dell’Itzhak Stern di  Schindler’s list (nomination all’Oscar come attore non protagonista) e del Mahatma Gandhi nel film omonimo (Oscar miglior attore protagonista).
Sulle location e sugli effetti speciali nulla da rilevare, belle le prime e ben fatti i secondi.
Voto: 4.5
Cape:
Il film è esattamente come me lo aspettavo. Insomma, dall’accoppiata Jerry Bruckheimer e Disney cosa vi aspettate, se non un perfetto mix di azione, attori bellocci, inseguimenti, eplosioni, effetti speciali e pose plastiche dal primo e buoni sentimenti, principi e principesse, regni incantati e tutto a misura di famiglia con tanto di lieto fine dal secondo? Prince of Persia è tutto questo! Purtroppo il punto debole dell’operazione è la sceneggiatura, che saccheggia a piene mani tutto il repertorio del genere senza sforzarsi di uscire un millimetro dai binari di una narrazione talmente scontata da essere imbarazzante, tanto che è inutile, anche solo per render l’idea, elencare i cliché che via via scandiscono la vicenda. E se questo non bastasse, aggiungete anche dei dialoghi spesso ridicoli (sottolineo ridicoli e non comici!) ed un’odiosissima vena didascalica che è un insulto persino all’intelligenza di un bambino (frasi del tipo: “ma allora se premo questo pulsante posso riavvolgere il tempo…” detto dopo che il protagonista l’ha fatto tre volte di fila e anche la confezione di pop-corn che ho sulle ginocchia comincia ad intuire la cosa). La regia ce la mette tutta per sopperire a questo scempio e devo dire che ci riesce egregiamente sfoggiando uno stile personale fatto di piani stretti e inquadrature che ben si addicono alla dinamicità del protagonista; certo, a volte si lascia andare in discutibili ralenti, volti più che altro a far sospirare le ragazzine in sala regalando al fascinoso e scolpito attore qualche bella posa da poster/calendario. Se la recensione finisse qui il giudizio sarebbe impietoso, eppure il film si salva nel complesso proprio per la palese natura dell’operazione: è quello che si definisce “una classica americanata”, un pop-corn movie estivo (ricordo che in USA funziona al contrario che da noi, cioè fanno uscire i candidati campioni d’incasso l’estate, mentre noi a Natale) fatto di favolose scenografie, begli attori, un paio di star comprimarie (in questo caso Ben Kingsley nel ruolo del villain di turno – no, non è uno spoiler: è uno dei mille cliché – e Alfred Molina nel ruolo di aiutante/spalla comica – altro cliché!) e una storia leggera che va giù come la cola sgasata alla spina presa con i pop-corn :D

A-Team

Posted in Intorno ai Film by Cape on luglio 5, 2010

Uno dei film più attesi della prima parte dell’anno (non che ci fosse granché d’altro da attendere!) arriva sugli schermi con un cast davvero assortito e una regia dinamica che ben sa narrare una sceneggiatura con un buon equilibrio tra componente action e comica. Infatti, la giusta collocazione del film è quella della commedia d’azione per la famiglia, quindi sparatorie sì, ma nessuno muore, niente tono dark (che sinceramente avrebbe stonato), poche parolacce (se penso a quanti gettoni per l’inferno riesco a racimolare io con 10 minuti ad un qualunque videogames, mi chiedo cosa riuscirei a tirare fuori se mi trovassi in una situazione tipica da film action :D), una storia d’amore tira e molla e tante, tante risate! Ecco, A-Team è decisamente divertente, merito soprattutto di uno Sberla e di un Murdoch davvero magistrali. Il primo, interpretato da Bradley Cooper (che ricordo con affetto dai tempi di Alias e nella quinta agghiacciante stagione di Nip/Tuck), dimostra ancora una volta, dopo il film rivelazione Una notte da leoni, di avere le carte in regola per imporsi ad Hollywood grazie ad una brillante vis comica e a quella faccia da “sberla”! Il secondo è interpretato da Sharlto Copley che, dismessi i panni del mutante alieno di quel gioiellino di District 9, ci regala uno spassoso e quanto mai schizzato Murdoch. Michael Bay ha sicuramente storto il naso di fronte a tanto spreco, dato che il personaggio femminile (una sensualissima Jessica Biel) non si prostituisce in facili scene provocanti o in pose da calendario, ma è anzi mostrata sempre in (castigatissimi) abiti professionali: scelta coraggiosa ma – un po’ mi duole dirlo pensando a Megan Fox sulla moto :D – apprezzata. Il regalo viene invece dato al pubblico femminile con frequenti pose di Sberla a petto nudo; gli sceneggiatori avranno pensato: “Tanto ai ragazzi basta rivedere i loro beniamini d’infanzia e qualche esplosione per essere contenti, quindi cerchiamo di accontentare le ragazze al seguito con un po’ di addominali e pettorali scolpiti”. Deve essere andata proprio così. :D
L’unica nota dolente che mi sento di esprimere è sul doppiaggio: vi prego, basta far doppiare tutto a Pino Insegno, basta!! Ma poi come si fa a fargli fare P.E. che fa del suo sguardo da mastino il suo marchio di fabbrica?? E’ come far doppiare Jessica Biel da Rosy Bindi!! Comunque, a parte questo neo tutto nostrano, il film fila via liscio e spassoso e, nonostante la componente nostalgia possa influenzare il mio giudizio, credo proprio che A-Team possa essere tranquillamente incoronato come la miglior trasposizione fatta finora di una serie televisiva del passato.