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Prince of Persia

Posted in Divagazioni, Intorno ai Film by redblackdevil on luglio 8, 2010

Un articolo a quattro mani per ricordare un pezzo di storia videoludica ed analizzare il nuovo film tratto dal famosissimo gioco

Dopo un breve ed esaustivo excursus sul famoso videogame che tanto ci ha appassionati durante la nostra crescita di videogiocatori, esamineremo il film con gli occhi di tre utenti differenti:

a) Uno che non ha mai giocato al gioco (Red-OcchioProfano)
b) Uno che ha giocato alle Sabbie del tempo (Red-OcchioGamer)
c) Uno che guarda il film per quello che è, che sia tratto da una tragedia di Shakespeare o dal più ignobile degli scribacchini (Cape)

Se volete andare direttamente alle recensioni, altrimenti …

C’era una volta la trilogia classica:
  1. Prince of  Persia nasce come videogioco pubblicato da Brøderbund nel lontano 1989 e con sé porta numerose novità, tra cui la  tecnica del rotoscoping e i combattimenti con le spade.
  2. Nel 1993 esce il seguito, Prince of Persia 2: The Shadow and the Flame. La grafica migliorata e la possibilità di salvare il gioco sono le differenze principali con il primo capitolo.
  3. Nel 1999 esce Prince of Persia 3D ,versione 3D del titolo. A differenza dei predecessori, fu un flop clamoroso a causa di una serie di bug che si portava appresso.
… poi venne la Trilogia Le Sabbie del Tempo:
  1. Prince of Persia: Le sabbie del tempo (Prince Of Persia: The Sands of Time), edito da Ubisoft nel 2003. Ideato come remake della prima saga di Prince of Persia. Il titolo riscosse un immediato successo, rivoluzionando altri videogiochi dello stesso genere. ( A breve ne parleremo in maniera un pelo più dettagliata per capire cosa un videogiocatore si sarebbe aspettato dal film).
  2. Ubisoft nel 2004 rilascia Prince of Persia: Spirito guerriero (Warrior Within), secondo capitolo della nuova serie di Prince of Persia. Caratterizzato da un’ambientazione più cupa e grafica migliorata.
  3. 2005: Ubisoft  consegna ai propri utenti Prince of Persia: I due troni (The Two Thrones). Ultimo capitolo della trilogia. Viene caratterizzato dalla ripresa dei toni solari del primo episodio. Per Wii e PSP viene pubblicato come  Prince of Persia: Rival Swords.
  • Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate (The Forgotten Sands) è l’ottavo capitolo della saga. Il titolo si colloca tra Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo e Prince of Persia: Spirito Guerriero

…e in ultimo:

  1. Nel 2008, sempre da Ubisoft, esce Prince of Persia, il settimo capitolo della serie, che si discosta dai predecessori per stile grafico, ambientazione, personaggi e alcune caratteristiche del gameplay.
…ma c’è anche:
  • Battles of Prince of Persia  · Prince of Persia Classic  · The Fallen King  · Harem Adventures.

Questa la carrellata dei giochi che ha portato successo e fama al Principe di Persia. Grazie ad essa il produttore di molti successi commerciali, Jerry Bruckheimer, ha deciso, in collaborazione con la Walt Disney Pictures che si occupa della distribuzione, di realizzare un film. Ma prima, un po’ di storia…
Prince of Persia: Le sabbie del tempo (il gioco)
In  viaggio verso il sultanato di Azad, il Re Shahraman e suo figlio Dastan sconfiggono un potente Maharajah indiano, con la promessa di onore e gloria. Dopo aver saccheggiato la città, nella stanza del tesoro rinvengono una gigantesca clessidra piena di sabbia (le magiche Sabbie del Tempo), un misterioso Pugnale e la figlia del Maharajah, Farah.
Continuando il viaggio verso Azad, il vecchio Visir Zervan, che aveva tradito il Maharajah e aiutato il re in cambio di una parte del bottino, chiede di avere il Pugnale, ma Shahraman rifiuta di togliere a suo figlio il bottino della sua prima battaglia. Così il Visir, che desidera diventare immortale e prendere il controllo del Tempo, inganna il Principe facendogli aprire la Clessidra, mentre Shahraman la mostra al sultano di Azad. Usando il pugnale sulla Clessidra, Dastan libera le Sabbie, che distruggono il palazzo e trasformano gli esseri viventi in mostri di sabbia. Solo il Principe, il Visir e la Principessa Farah, con pochi altri, rimangono immutati.
Per riparare al cazzo di casino causato, il Principe, aiutato da Farah, cerca di annullare gli effetti delle Sabbie usando i poteri del Pugnale, mentre Zervan guida contro di loro i mostri di sabbia. Il pugnale inoltre conferisce il potere di controllare limitatamente lo scorrere del tempo e di uccidere i mostri di sabbia. Farah e il Principe si infatuano l’uno dell’altra, tuttavia il Principe sospetta che Farah stia cercando di rubargli il Pugnale. Non appena i due ritrovano la Clessidra, il Principe esita prima di richiudere le Sabbie e il Visir usa la sua magia per rinchiuderli entrambi in una tomba. Quindi, Farah prende il Pugnale e cerca di far ritornare le Sabbie nella Clessidra da sola. Quando il Principe la raggiunge, lei è attaccata dalle creature di sabbia, e muore precipitando dalla Camera della Clessidra senza che il Principe riesca a salvarla.
Il Principe, disperato, usa il Pugnale per rinchiudere le Sabbie nella Clessidra, riavvolgendo il tempo a prima della battaglia contro il Maharajah. Il Principe quindi si risveglia nell’accampamento con il Pugnale del Tempo e si avvia verso la camera da letto di Farah per raccontarle tutti gli avvenimenti futuri. Ma non appena il Principe le racconta la sua storia, il Visir, che ancora desidera ardentemente il Pugnale e la vita eterna, cerca di ucciderlo. Dopo averlo sconfitto e impedito l’apertura della Clessidra, il Principe riconsegna il Pugnale a Farah, che gli chiede perché avesse inventato una storia così assurda e lui le risponde baciandola, ma, subito dopo, riavvolge il tempo fino al momento prima del bacio e questa volta le risponde dicendole che non è nient’altro che una storia.
Ok, scusate la prolissità dell’articolo, ma mi pareva giusto dare un minimo di background alla storia.

Ed ora il film (era ora…):
Nei territori dell’antica Persia, il piccolo Dastan è un orfano che viene sorpreso a rubare una mela al mercato. Il re Shahraman, presente alla scena,  nota con ammirazione il coraggio e l’incredibile destrezza del ragazzo, decidendo così di accoglierlo a palazzo.
Sedici anni dopo, Dastan, rimasto fedele a sé stesso, viene considerato un nobile principe di Persia assieme ai due diretti discendenti del re, Tus e Garsiv.
Quando lo zio Nizam annuncia che nella città santa di Alamut vengono nascoste armi per i nemici della Persia, i tre principi conducono un attacco alla città e la espugnano, soprattutto grazie all’intervento di Dastan. La principessa di Alamut, la bella Tamina, respinge le accuse dell’esercito invasore, ma le sue maggiori preoccupazioni sono rivolte verso un pugnale dal manico in vetro sottratto durante la battaglia dal giovane principe.
In seguito il principe Dastan vede morire per una losca macchinazione suo padre. Accusato ingiustamente dell’omicidio, scopre con la principessa Tamina che il complotto è stato ordito allo scopo di mettere le mani sulle mitiche Sabbie del Tempo e sul pugnale dal manico di vetro. Con l’aiuto delle proprie straordinarie capacità di guerriero, di Tamina e di uno sceicco bizzarro, cercherà di salvare la situazione prima che la storia della sua casata sia riscritta.
Questa la sinossi del film, veniamo finalmente alle tre recensioni.
Red-OcchioProfano:
Aka: recensione per chi non ha giocato…
All’occhio di un profano della serie il film risulta ben godibile. Facendo poco i difficili il divertimento c’è tutto. L’evasione è assicurata. Il film risulta funzionale sotto molti dei suoi aspetti, la storia e la sceneggiatura risultano ben congeniate.
Da notare che la sceneggiatura originale del film è stata scritta dall’ideatore del videogioco, Jordan Mechner. Tramite Wikipedia vengo a conoscenza che successivamente ha subito delle aggiunte dallo sceneggiatore Jeffrey Nachmanoff.
Anche il comparto artistico delle location e degli effetti speciali risultano di indubbio livello. Molto bella la Alamut ricostruita in un Marocco che ha saputo regalare momenti di luce incantevoli. Altrettanto belli, come dicevo, gli effetti speciali, per nulla invasivi o troppo esagerati. In sostanza regalano al film una meccanica che arricchisce una fotografia laccata, accademica senza troppi spunti visivi degni di nota.
Pecca la poca originalità delle battute, che in alcuni casi rasentano il ridicolo sembrando scritte da Topo Gigio.
Sugli attori poco da dire se non che Jake Gyllenhaal (Dastan) e Gemma Arterton (Tamina) risultano, quasi, credibili e ben azzeccati nei loro ruoli. Gyllenhaal risulta anche simpatico in virtù della sua spavalderia da fanfarone. Alfred Molina, il classico cattivo-cinico che si redime e diventa il più prezioso supporter della parte giusta sembra spaesato, ma essendo un buon attore comunque si salva con la sufficenza. Il personaggio di Ben Kingsley (Nizam) probabilmente lascia un po’ stupefatti per la facilità con cui viene affrontato.
Nel complesso, ripeto, il film è un buon blockbuster da intrattenimento che sa far passare l’ora di visione.
Voto: 6.5
Red-OcchioGamer:
Aka: recensione sul gusto personale di chi ha giocato alle Sabbie del Tempo.
Utilizziamo il potere delle sabbie e torniamo al lontano, ma non troppo, 2004: la Disney con Bruckheimer acquistano i diritti televisivi del gioco uscito solo l’anno prima. Jordan Mechner viene chiamato a scrivere la sceneggiatura per il film.
Stacco col potere delle sabbia e andiamo nel 2006: la Disney incarica Jeffrey Nachmanoff di riscrivere la sceneggiatura.
Stacco, andiamo nel 2007 (figata ‘ste sabbie): Disney annuncia il film per giugno 2009 con alla regia Michael “Transformers” Bay.
Stacco… presente, circa: il 19 Maggio 2010 esce nelle sale italiane il film. Dopo le prime indiscrezioni su Bay, alla regia si conferma Mike Newell… Terrore.
Il duo formato dalla Disney e dal “Re Mida” hollywoodiano Jerry Bruckheimer era facilmente prevedibile, che potesse essere pericoloso anche. Quando poi è stato designato alla regia di questo  “Prince of Persia” Mike Newell, che ormai pare aver perso la sua vena artistica, il dubbio che si trattasse di una produzione pericolosa è diventato quasi una certezza.
Purtroppo i peggiori timori si sono rivelati veritieri.
La pellicola si rivela fin dalle primissime scene come un’operazione commerciale che non ha un chiaro centro estetico e narrativo. La storia viene raccontata come un videogioco, con una serie di scene che sembrano i vari livelli da superare per accedere ad una fase successiva dell’avventura, senza però ricordare il Prince of Persia del gioco. La sceneggiatura non riesce mai a proporre una situazione originale o dei dialoghi sufficientemente spigliati capaci di dare un ritmo più cadenzato allo sviluppo dell’azione. Dialoghi? Qualcuno ha detto “Topo Gigio”? “Potevamo stare bene insieme”? Ma se schiacci il bottone sai cosa faccio?
Rimando alla wikipedia italiana per una dichiarazione di  Jordan Mechner:

« Piuttosto che adattare in tutto e per tutto il videogioco, stiamo pensando di aggiungere elementi nuovi e di toglierne alcuni presenti nel videogioco, creando così una nuova storia; proprio come si è fatto con l’attrazione Pirati dei Caraibi di Disneyland all’adattamento cinematografico. »

Letto questo la mia aspettativa era di vedere qualcosa che non assomigliasse al gioco, una storia nuova e interessante che arricchisse la già stupenda saga del principe (le mie orecchie fischiano… Halo Legends…) e non un film che si trascinasse così.
Inoltre, dato che i nomi del re e del principe erano fedeli al gioco, perché la principessa l’hanno dovuta chiamare diversamente? Vero, la storia è completamente diversa, è una chiara ispirazione a “Le sabbie del tempo”, ma sopra leggo “non voler adattare in tutto e per tutto”… il che significa che un minimo di richiamo ci doveva essere. Invece nulla, a parte i nomi di 2 persone e il pugnale. Beh, di adattamento non si può parlare. Mi ricorda molto quanto visto per il film di Eragon… e con ciò mi pare di essere stato chiaro.
Avrei preferito che il sottotitolo non fosse stato Le sabbie del tempo, ma che fosse rimasto solo Prince of Persia. Il perché è semplice: ogni videogiocatore che ha in memoria le vicende del gioco, anche se va a vedere il film consapevole di non trovarsi dinanzi alla storia del gioco, comunque inconsciamente fa un continuo confronto e rimando con esso, se legge Le sabbie del tempo, e il risultato è demoralizzante.
A livello puramente cinematografico, Newell nel complesso non riesce a trovare spunti visivi degni di nota a causa di scene accademiche e verniciate, nonostante in determinati momenti ci regali inquadrature degne di nota. Altro difetto è il montaggio fumoso che impedisce all’azione di “scatenarsi” nella maniera adeguata nei momenti di maggior adrenalina.
A chiudere il tutto abbiamo un Gyllenhaal spaccone capace di divertire nel ruolo che ricopre; la Arterton in alcune scene pare imbambolata e impacciata, mentre in altre sembra perfetta nel ruolo della principessa testarda. Molina soffre un po’ dello stesso problema della Arterton, ma con l’esperienza che lo contraddistingue riesce a superare gli impacci, divertendo anche lo spettatore in diversi momenti. Ma non sempre le ciambelle escono col buco e quindi abbiamo Kingsley che non riesce a incidere, risultando quasi la sua stessa ombra, nonostante stiamo parlando dell’Itzhak Stern di  Schindler’s list (nomination all’Oscar come attore non protagonista) e del Mahatma Gandhi nel film omonimo (Oscar miglior attore protagonista).
Sulle location e sugli effetti speciali nulla da rilevare, belle le prime e ben fatti i secondi.
Voto: 4.5
Cape:
Il film è esattamente come me lo aspettavo. Insomma, dall’accoppiata Jerry Bruckheimer e Disney cosa vi aspettate, se non un perfetto mix di azione, attori bellocci, inseguimenti, eplosioni, effetti speciali e pose plastiche dal primo e buoni sentimenti, principi e principesse, regni incantati e tutto a misura di famiglia con tanto di lieto fine dal secondo? Prince of Persia è tutto questo! Purtroppo il punto debole dell’operazione è la sceneggiatura, che saccheggia a piene mani tutto il repertorio del genere senza sforzarsi di uscire un millimetro dai binari di una narrazione talmente scontata da essere imbarazzante, tanto che è inutile, anche solo per render l’idea, elencare i cliché che via via scandiscono la vicenda. E se questo non bastasse, aggiungete anche dei dialoghi spesso ridicoli (sottolineo ridicoli e non comici!) ed un’odiosissima vena didascalica che è un insulto persino all’intelligenza di un bambino (frasi del tipo: “ma allora se premo questo pulsante posso riavvolgere il tempo…” detto dopo che il protagonista l’ha fatto tre volte di fila e anche la confezione di pop-corn che ho sulle ginocchia comincia ad intuire la cosa). La regia ce la mette tutta per sopperire a questo scempio e devo dire che ci riesce egregiamente sfoggiando uno stile personale fatto di piani stretti e inquadrature che ben si addicono alla dinamicità del protagonista; certo, a volte si lascia andare in discutibili ralenti, volti più che altro a far sospirare le ragazzine in sala regalando al fascinoso e scolpito attore qualche bella posa da poster/calendario. Se la recensione finisse qui il giudizio sarebbe impietoso, eppure il film si salva nel complesso proprio per la palese natura dell’operazione: è quello che si definisce “una classica americanata”, un pop-corn movie estivo (ricordo che in USA funziona al contrario che da noi, cioè fanno uscire i candidati campioni d’incasso l’estate, mentre noi a Natale) fatto di favolose scenografie, begli attori, un paio di star comprimarie (in questo caso Ben Kingsley nel ruolo del villain di turno – no, non è uno spoiler: è uno dei mille cliché – e Alfred Molina nel ruolo di aiutante/spalla comica – altro cliché!) e una storia leggera che va giù come la cola sgasata alla spina presa con i pop-corn :D

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