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Moon

Posted in Divagazioni by Cape on agosto 28, 2010

Perso all’uscita nei cinema e recuperato in bluray, Moon è un gioiello di rara bellezza per profondità e minimalismo, in una cornice austera e lirica che richiama alla mente il cult Gattaca. Opera prima del regista Duncan Jones, il film narra di Sam Bell (uno straordinario Sam Rockwell protagonista di questo one-man show), un minatore spaziale che segue l’estrazione di preziose risorse energetiche sulla faccia oscura della Luna. Come da contratto con la Lunar (la società di estrazione), dovrà passare tre anni in missione con la sola compagnia di GERTY, il robot tuttofare della base lunare. Tutto procede regolarmente in una routine fatta di lavoro, tapis roulant, escursioni all’esterno della base, chiacchierate con le piante e vecchi serial TV seguiti durante la costruzione di un plastico in legno che non ricorda più quando ha cominciato. Ma quando una piccola distrazione causa un incidente, Sam scoprirà l’agghiacciante verità che la Lunar nasconde. Jones pesca sapientemente dal cinema di genere degli anni d’oro, quando la fantascienza non era ancora del tutto svenduta a battaglie stellari, alieni conquistatori e colorati robottoni mutaforma, ma una frontiera di esplorazione dell’animo umano, un modo per fermarsi e riflettere su quello che stiamo facendo e dove stiamo andando, su cosa è umano e cosa no, qual è il rapporto dialettico tra uomo e uomo e tra uomo e macchina. Moon ci chiede anche se, considerando un mondo quasi ideale dove l’approvvigionamento energetico non è più un problema (grazie appunto all’estrazione di risorse dalla Luna) e la civiltà non è più costretta ad arrancare in una giungla competitiva, la logica del profitto sarebbe ancora il bene supremo da raggiungere. L’altra faccia della Luna sarà solo l’ennesimo posto dove “esportare” il nostro peggio?
Insomma, grandi temi che rendono questo film unico nel panorama delle recenti produzioni fantascientifiche, dove troppo spesso gli enormi budget si sono rivelati più una maledizione che un’opportunità. A dimostrazione di questo, Jones (che deve lavorare con soli 5 milioni di dollari!!) opta per un design degli interni intimista e retrò, con schermi tradizionali, computer con pulsanti e tastiere (niente touch-screen tridimensionali :D), le tipiche geometrie esagonali delle strutture della base, i colori e la fotografia asettici, la musica evocativa: tutto sembra prendere le distanze dal cinema degli ultimi venti anni! Concludendo, novanta minuti memorabili che appassioneranno gli amanti della fantascienza, quella riflessiva e speculativa, ma che sicuramente saranno apprezzati anche dai tanti detrattori che qui dovranno veramente arrampicarsi sugli specchi per tirar fuori delle argomentazioni plausibili.

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