Arcadia Fans Club

Invictus

Posted in Intorno ai Film by redblackdevil on agosto 29, 2010

“…Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la pergamena,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima…”

Schermo nero: queste le ultime parole pronunciate da Nelson Mandela (Morgan Freeman) nel film, dopodiché titoli di coda, e un pizzico di rammarico perché il film è finito.

Volevo andare al cinema a vederlo, ma non ho avuto occasione. Dalle critiche che avevo letto si capiva che era un buon film, ma non eccezionale, però non pensavo che potesse prendermi così tanto.
Capiamoci: dopo la quasi eccelsa perfezione di Gran Torino, l’appassionante Changeling e il semplicemente toccante Million Dollar Baby non pensavo che Eastwood avrebbe ancora una volta fatto centro. E invece mi sbagliavo, l’ha fatto e alla sua maniera: con la sensibilità e una maestria tipiche raggiunte anche grazie alle sue 80 primavere. Ed è facile associare il titolo del film alla carriera del regista.
Invictus è una parola latina che significa “mai sconfitto”, ed è proprio così che io vedo Clint. Il nostro non sbaglia un colpo dal 1990? Ora forse non tutti saranno d’accordo, ma critica e incassi un po’ mi danno ragione.

Magari paragonato ai suoi altri lavori può sembrare un film anonimo, in cui forse ha sbagliato, ma credo fermamente che non sia così.

Perché è vero che il film lascia delle domande aperte, è vero che forse Matt Damon non era azzeccatissimo nel ruolo del capitano di rugby, è vero che il film non regala quei cambi di umore tipici di Eastwood, è vero che non approfondisce alcune tematiche, ma personalmente è riuscito a tenermi incollato al divano perché, se è vero tutto quello che ho detto poc’anzi, senza la maestria del buon Clint il film sarebbe stato etichettato come un altro “buonista, scontato e melenso” film sui buoni sentimenti. Invece, la pellicola non scade mai nel banale, riuscendo ad emozionare e commuovere proprio grazie a quello stile essenziale, elegante ed asciutto del regista.

La pellicola è un adattamento per il grande schermo, ad opera di Anthony Peckham, del libro di John Carlin edito in Italia con il titolo Ama il tuo nemico. Dove Eastwood abbandona i toni cupi e pessimistici delle sue precedenti opere, e si lascia andare ad un cauto ottimismo, con tanto di happy-end in grande stile.
Ed è proprio per questo che è facile fraintendere Invictus, e di conseguenza giudicarlo male. In molti si aspettavano un biopic completo su Nelson Mandela, altri si aspettavano un film dichiaratamente “sportivo”, con l’accento ben calcato sul lato più ludico e gladiatorio del rugby; altri lo elogiavano ancor più di me credendo che Eastwood non possa davvero sbagliare un film.
Ma se preso bene nel contesto del cambio di rotta tipico del regista, non ci si può lamentare per nulla.

Ultime note:

– Il film inizia l’11 febbraio 1990, il giorno in cui Nelson Mandela venne scarcerato, dopo 27 anni trascorsi in una cella di cinque metri quadrati nel penitenziario di Robben Island. Si conclude cinque anni dopo, il 24 giugno del 1995, giorno in cui venne disputata la partita decisiva del campionato del mondo di rugby.

– Buona l’interpretazione di Morgan Freeman, che non si limita a ricalcare i gesti ed il modo di muoversi e di parlare del Premio Nobel sudafricano, ma assorbe e fa propria quella gestualità fino a fondere sé stesso con il personaggio.

– Di seguito la poesia che Mandela usa nei giorni di prigionia per darsi forza e che in seguito usa per incoraggiare François Pienaar (Matt Damon).

Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dèi chiunque essi siano
per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

(William Ernest Henley)

Ah, in riferimento al modo di interpretare il film, aggiungo solo che se Eastwood avesse focalizzato ancor di più l’attenzione sulla violenza di quegli anni, sull’apartheid e ancor di più sulla storia di Nelson Mandela, il film sarebbe stato un mattone che non avrebbe interessato nessuno, nemmeno chi lo critica. Inoltre, chi cerca qualcosa del genere non farebbe prima a vedersi un documentario?
Per finire, credo anche che il film sia uno stimolo a una riflessione più grande, un aiuto ad iniziare a pensare: non credo che Eastwood si sia abrogato il diritto di fare un film che serve per dimenticare o edulcorare quelle strazianti ferite che ancora sanguinano nel continente africano.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: