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Cattivissimo me

Posted in Intorno ai Film by redblackdevil on ottobre 28, 2010

L’animazione digitale ispira sempre più il mondo di Hollywood e se si vuole trovare qualcosa di originale e innovativo, proprio all’animazione bisogna rivolgersi, capace sempre più di andare incontro ai gusti di piccoli e grandi.

Nel duopolio Dreamworks/Pixar si affaccia la Universal con un nuovo prodotto pronto a cavalcare l’onda del genere, anche grazie a quel Chris Meledandri che in Fox ha dato vita ad Ortone, Robots e L’Era Glaciale, mettendosi a debita distanza dai suoi avversari. Difatti il film non è impressionante come i prodotti Pixar, né imbottito di marchette commerciali pop dei film Dreamworks, ma bilancia egregiamente un’idea interessante dall’umorismo adatto a tutte le età e un impianto grafico originale, a metà tra il dark della famiglia Addams e i colori sgargianti della Walt Disney. La sensazione è quella di una favola dark per bambini, una specie di Nightmare Before Christmas senza mostri, ma con più colori e più demenziale.
Probabilmente il merito dell’originalità insita nella pellicola va anche allo studio di animazione made in France, che si allontana dallo standard tipico delle produzioni americane.

Inizialmente Despicable Me si presenta un po’ fiacco, ma capace di crescere minuto dopo minuto grazie ad uno script che porta alla maturazione dei propri personaggi che risultano ben tratteggiati, dal cattivo dal cuore d’oro Gru alle tre piccole orfanelle, passando per le splendide ciniche figure della mamma di Gru e della Signorina Hattie. Convince un po’ meno la nemesi di Gru, Vector, che entra ed esce dalla pellicola senza troppo incidere e con poca convinzione.
La pellicola regala al pubblico i Minions, nuove icone pop paragonabili a Scrat de L’Era Glaciale o ai Pinguini di Madagascar. Capaci di rubare la scena ogni volta che compaiono con gag fisiche e stupide da comiche anni trenta, senza mai risultare scissi dalla storia o inseriti forzatamente, le loro scene sono funzionali a strappare una risata e alla creazione della trama.

Il 3D ancora una volta non viene sfruttato adeguatamente se non in un paio di scene dove vediamo qualcosa che esce dal piano dello schermo e qualche sequenza in soggettiva. Ancora manca la magia creata in Avatar dove il 3D è capace di infondere profondità alle immagini ed essere funzionale alla storia.

Cattivissimo Me probabilmente non rappresenterà una seria minaccia per Toy Story 3 alla corsa per gli Oscar, ma merita di essere visto perché è genuinamente divertente, autoironico, intelligente e capace di emozionare, a sorpresa, senza mai risultare noioso.

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Innocenti bugie

Posted in Intorno ai Film by Cape on ottobre 18, 2010

Mission: Impossible in salsa comedy: è questo il nuovo film con la bella coppia Cruise/Diaz che torna insieme dopo Vanilla Sky. In realtà, più che Mission: Impossible, il vero riferimento è True Lies (rievocato anche nella traduzione italiana del titolo) con un risultato finale che però non è minimamente paragonabile; anche in Innocenti bugie ironia e azione la fanno da padrone, ma qui non c’è né la maestria di Cameron, né uno script di quella portata, quindi Mingold (Ragazze interrotte) punta tutto sull’azione “ignorante” e sulle due star. Infatti, non c’è inquadratura, per quanto frenetica che non riprenda Cruise (un po’ faccia di plastica che gioca a parodiare il sé stesso Ethan di Mission: Impossible) o una splendida e ormai matura Cameron Diaz. Come dicevo, azione e ironia sono le colonne portanti del film, purtroppo non perfettamente dosate: l’azione è volutamente sopra le righe, esagerata e senza nessuna pretesa di verosimiglianza, risultando ironica e parodistica, senza però riuscire ad essere quasi mai divertente; questa scelta, d’altronde, si paga in termini di tensione che risulta completamente azzerata. L’ironia e la voglia di giocare con il genere, inoltre, non giovano alla storia d’amore tra i due protagonisti, troppo presa lei ad urlare, scappare e farsi narcotizzare da perfetta oca e troppo concentrato lui ad ammazzare gente e sparare sul tetto di auto in corsa, attento a non spettinarsi.
Non c’è molto altro da dire se non che, al di la di queste pecche, il film risulta piacevole e spaccone, al contrario dell’altro modello, quel Mr. & Mrs. Smith, eccessivamente patinato e autoreferenziale.

2010/09/26 – Inception

Posted in Intorno ai Film by Marcello on ottobre 18, 2010

marcè | Devo essere sincero, mi aspettavo forse qualcosa di più a livello visivo, ma devo essere altrettanto sincero dicendo che mi aspettavo qualcosa di meno a livello di sceneggiatura. Adesso qualcuno, che scrive più sotto per esempio, mi tirerà un anatema di propozioni gigantesche, ma ormai l’ho detto e non ci posso fare più niente.
Non voglio togliere niente ai film di Nolan che hanno preceduto questo, ovviamente, però le mie aspettative rispetto alla trama di questo film erano molto moderate, probabilmente perché non mi aspettavo di trovare di nuovo un film di alto livello da questo punto di vista dopo aver visto Il Cavaliere Oscuro, o Memento. Mi aspettavo al contrario di vedere un film molto più macchinoso, molto più complicato da districare, invece il risultato che ho avuto davanti è stato di un film complesso per le tante cose che dice e entusiasmante per le domande che ti pone, al suo termine.
E ovviamente non mi riferisco solo all’enigma della trottola.

Una nota a margine riguardo la serata.
Con questo film abbiamo fatto un altro piccolo record di prenotazioni, con ben 18 biglietti  ritirati alle casse mezz’ora prima del film. Mi è spiaciuto molto di due cose: aver scazzato gli orari, ed esserci preclusi un panino al pub insieme, e che un gruppo sia stato spostato più a lato. Comunque sono contento che siamo stati così tanti, spero che la cosa si riverifichi!
Lode al Pollo Gigante.

cape | Maestoso e possente, intricato e appassionante, onirico e lucido, ambizioso e personale. Questo è l’ultimo lavoro di un autore che, a soli 40 anni e al di là dei paragoni che qualcuno fa con Kubrick e Hitchcock, ha già all’attivo sei successi di critica e pubblico e zero flop!
Dopo l’exploit dei suoi Batman, Nolan può strappare alla Warner un accordo che gli consente carta bianca su un progetto a cui lavorava da dieci anni e potenzialmente rischioso dal punto di vista commerciale: il budget è elevato, le location sono sparse per mezzo mondo e gli attori sono di primo livello per uno script complesso e cervellotico (è proprio il caso di dirlo!). Ma la major, pur di tenersi buono il suo pupillo, accetta e, abbastanza inaspettatamente, il film sbanca; merito della fama che il regista si è costruito e del passaparola più che positivo sin dalle prime proiezioni.
L’involucro è quello di un blockbuster di respiro internazionale ma qui il cervello bisogna accenderlo per stare dietro ad una sceneggiatura (questa volta non esattamente all’altezza dei precedenti lavori) che, nonostante tenda ad essere didascalica (forse per paura di essere troppo ingarbugliata), richiede comunque che qualche neurone sposti l’attenzione dai pop-corn e si concentri sull’orgia visiva e sonora. Gli effetti sonori sono infatti sbalorditivi, con un uso dei bassi esaltante e funzionale specie nei momenti in cui “la realtà” si sfalda e sentiamo quasi la poltrona vibrare (se siete nel Cinema, leggi Arcadia)! Inoltre la colonna sonora, ancora una volta affidata a Zimmer che aveva curato i due precedenti Batman, è solenne e forse eccessiva ma sicuramente di grande fascino.
La storia è quella di un particolare ladro (un sempre bravissimo DiCaprio) capace di entrare nei sogni delle sue vittime per prelevare le idee dal subconscio, l’ultima frontiera in fatto di spionaggio industriale; le cose si complicano quando un nuovo committente gli chiede di fare l’operazione inversa, cioè innestare nella mente della vittima un’idea in modo tale che sembri sua. Parte così, come il più classico dei film su un “grande colpo”, l’arruolamento dei vari membri della squadra a seconda delle caratteristiche richieste per l’operazione. Ben presto però l’azione (tanta, tanta azione) si sposta attraverso livelli via via più profondi del subconscio dove il sogno si confonde con la realtà (fortissimo l’eco di Philip Dick), ma a sua volta la realtà diventa proiezione delle paure, angosce e aspirazioni della personalità dei protagonisti in un processo che porta l’individuo da passivo spettatore di ciò che lo circonda ad attivo “creatore” (un salto degno di un Dick sotto benzodiazepine che sogna se stesso strafatto di acido!).
Con questi presupposti ci si aspetterebbe effetti speciali a profusione con un massiccio uso di blu screen, ed invece gli effetti sono centellinati e mai esagerati, la spettacolarità delle immagini non è mai fine a se stessa e l’utilizzo di set reali contribuisce a creare quel contrasto tra realtà oggettiva (se esiste davvero!) e realtà soggettiva. In un’intervista Nolan ha affermato:

“Ovviamente, dieci anni fa questa storia sarebbe sembrata aliena a buona parte del pubblico, ma nel frattempo, grazie a realtà come i videogiochi e i menu dell’iPod, è decisamente più comprensibile”.

E io aggiungerei anche un grazie a Matrix, che è forse il film che più ricorda sotto vari punti di vista; ma c’è anche Dark CityAtto di forzaNightmare (l’infatti l’idea iniziale di Nolan era orientata più verso l’horror) e persino 2001 (senza considerare le tutte le ambientazioni di Call of Duty “prese in prestito”). Ma nonostante queste continue citazioni, l’opera risulta estremamente solida e con un’indubbia originalità stilistica. L’unica critica che mi sento di condividere è quella di una certa freddezza del cinema di Nolan, sempre troppo concentrato sulla narrazione dei fatti da dimenticarsi di instaurare quell’empatia tra personaggi e spettatore che fa emozionare e gridare al capolavoro. Quello che emoziona, ma mi rendo conto che non può bastare, è una regia solenne e matura, formale ed austera eppure originale ed avvincente, capace di creare mondi fantastici ma non per questo irreali. Non saranno capolavori ma …ad avercene di film così!

L’ultimo dominatore dell’Aria

Posted in Intorno ai Film by redblackdevil on ottobre 13, 2010

A quarant’anni un regista può aver finito la sua ispirazione e magia? Probabilmente sì.
Undici anni fa usciva un thriller incredibile che ha consegnato a pubblico e critica un fantastico regista dalle grandi aspettative. Il film era “Il sesto senso” e il regista M. Night Shyamalan, forse troppo prematuramente paragonato al “Re Mida” Spielberg, in un decennio si è purtroppo bruciato critica e pubblico. Un declino iniziato proprio dopo “Il sesto senso” e l’ottimo “Unbreakable” partendo dai deludenti “Signs” e “Lady in the water”,  passando per gli inguardabili “E venne il giorno” e “The village” finendo sotto terra con questo “L’ultimo dominatore dell’Aria”. Se pensavo che con “E venne il giorno” avesse raschiato il fondo, mi sbagliavo di grosso; infatti Shyamalan è riuscito a far di peggio e con quest’ultima e faticosa opera si scava la fossa da solo. Due anni fa la Universal annunciò l’adattamento del cartone animato tratto da una serie di romanzi, “Avatar: The Last Airbender”, comunicando che il regista sarebbe stato Shyamalan e che si sarebbe trattato di una trilogia.
La notizia porta involontariamente con sè una domanda: ma che cazzo c’entra ‘sto regista con un film per famiglie? Bene dopo la visione del film la risposta è: un assolutissimo niente, se non fosse che dalla rete ho appreso, sempre che sia vero, che il regista sia stato spinto dalla figlioletta ad accettare di girare questo adattamento, scrivendone anche la sceneggiatura.
Ora mi sovviene un’altra domanda: ma alla figlia sarà piaciuto? Secondo me NO!
La pellicola è sbagliata sotto ogni punto di vista, ancor di più se fruita in un inesistente e inutile 3D.
Se leggete queste righe prima di vedere il film: vi prego non regalate soldi con la visione in 3D, se vi dovete far del male fatevelo in 2D! La pellicola è mostruosamente noiosa, completamente senza pathos, senza tensione, lenta e ridondante. I primi 60’ minuti, sui 103 totali, sono infiniti, buttano sul fuoco tanta carne che viene cotta lentamente e male. Non vi è un minimo di ritmo e molto spesso le scene paiono slegate e montate male; in più di un’occasione mi è parso come se mancassero dei pezzi tanto da non giustificare l’evolversi della situazione o il comportamento dei protagonisti. Ad esempio all’inizio del film non viene spiegato come il paese del fuoco sia riuscito a sottomettere due paesi ed annientarne un terzo rendendo l’evoluzione della vicenda solo sconclusionata e assurda. Sinceramente me ne dispiaccio poiché il titolo aveva tutte le carte in regola per divenire un piccolo kolossal o quantomeno un po’ epico.
Shyamalan come dicevamo è anche sceneggiatore e in quanto tale si deve fare due volte l’esame di coscienza, anche tre volte se si pensa che ha accettato di riconvertire la pellicola in 3D per lucrare sui biglietti… forse aveva intuito che faceva così pena e ha voluto provare a tamponare le possibili perdite? L’esame di coscienza non è tanto per la conversione, ma per l’inesiste conversione. In più punti ho alzato gli occhialini e non vi ho trovato differenza, assenza completa di profondità: inutilizzo totale degli occhialini. Anche in quelle rare e sporadiche occasioni, dove gli occhialini servivano, l’impressione della terza dimensione era nulla tanto da domandarmi: 1) perché indosso gli occhialini? 2) perché abbiamo scelto il 3D? 3) ma Shyamalan ha visto Avatar? Sa cos’è la stereoscopia?
Della pellicola vanno salvati i buoni effetti speciali e le meravigliose scenografie. I primi indubbiamente ben realizzati, estremamente complessa la riproduzione del fuoco e dell’acqua in un contesto magico, maestosa e sublime l’onda sul finale di film accompagnata da un paesaggio meraviglioso. Le seconde di incredibile bellezza e spettacolarità.
Dopo aver indorato un po’ la pillola continuiamo verso il fondo della fossa, perché di certo effetti speciali e scenografie non possono salvare una pellicola, ma forse la prestazione degli attori sì… Ma ahi noi non è così, difatti “L’ultimo dominatore dell’Aria” non può contare nemmeno sulla bravura dei protagonisti, non perché praticamente sconosciuti o privi di esperienza, ma perché diretti malamente.
Noah Ring (l’Avatar Aang), se non fosse che fino lo scorso anno non aveva mai visto un set cinematografico, non sarebbe nemmeno scusabile per la prestazione offerta. Pare spesso spaesato o con l’impressione di essere lasciato a sé stesso, nemmeno supportato dai due inseparabili compagni di viaggio Nicola Peltz e Jackson Rathbone (Katara e Sokka) che sembrano messi lì quasi a caso. In questo marasma generale affonda anche il buon, se paragonato agli altri, Dev Patel, esploso con “The Millionaire”, perso qui senza appello in un ruolo piatto e stereotipato.
In sostanza ci troviamo di fronte ad un opera con seri problemi di sceneggiatura e regia: la prima prevedibile e monotona. La seconda confusionaria e senza spunti creativi, con una recitazione quasi sempre inappropriata per un film e forse anche per una telenovela.
Shyamalan è già confermato per i due capitoli successivi per cui io alzo la voce e faccio un appello:
SALVATECI, EVITATE CHE SHYAMALAN CI STRAZI GLI OCCHI CON ALTRI DUE CAPITOLI. VI SUPPLICO!!