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L’ultimo dominatore dell’Aria

Posted in Intorno ai Film by redblackdevil on ottobre 13, 2010

A quarant’anni un regista può aver finito la sua ispirazione e magia? Probabilmente sì.
Undici anni fa usciva un thriller incredibile che ha consegnato a pubblico e critica un fantastico regista dalle grandi aspettative. Il film era “Il sesto senso” e il regista M. Night Shyamalan, forse troppo prematuramente paragonato al “Re Mida” Spielberg, in un decennio si è purtroppo bruciato critica e pubblico. Un declino iniziato proprio dopo “Il sesto senso” e l’ottimo “Unbreakable” partendo dai deludenti “Signs” e “Lady in the water”,  passando per gli inguardabili “E venne il giorno” e “The village” finendo sotto terra con questo “L’ultimo dominatore dell’Aria”. Se pensavo che con “E venne il giorno” avesse raschiato il fondo, mi sbagliavo di grosso; infatti Shyamalan è riuscito a far di peggio e con quest’ultima e faticosa opera si scava la fossa da solo. Due anni fa la Universal annunciò l’adattamento del cartone animato tratto da una serie di romanzi, “Avatar: The Last Airbender”, comunicando che il regista sarebbe stato Shyamalan e che si sarebbe trattato di una trilogia.
La notizia porta involontariamente con sè una domanda: ma che cazzo c’entra ‘sto regista con un film per famiglie? Bene dopo la visione del film la risposta è: un assolutissimo niente, se non fosse che dalla rete ho appreso, sempre che sia vero, che il regista sia stato spinto dalla figlioletta ad accettare di girare questo adattamento, scrivendone anche la sceneggiatura.
Ora mi sovviene un’altra domanda: ma alla figlia sarà piaciuto? Secondo me NO!
La pellicola è sbagliata sotto ogni punto di vista, ancor di più se fruita in un inesistente e inutile 3D.
Se leggete queste righe prima di vedere il film: vi prego non regalate soldi con la visione in 3D, se vi dovete far del male fatevelo in 2D! La pellicola è mostruosamente noiosa, completamente senza pathos, senza tensione, lenta e ridondante. I primi 60’ minuti, sui 103 totali, sono infiniti, buttano sul fuoco tanta carne che viene cotta lentamente e male. Non vi è un minimo di ritmo e molto spesso le scene paiono slegate e montate male; in più di un’occasione mi è parso come se mancassero dei pezzi tanto da non giustificare l’evolversi della situazione o il comportamento dei protagonisti. Ad esempio all’inizio del film non viene spiegato come il paese del fuoco sia riuscito a sottomettere due paesi ed annientarne un terzo rendendo l’evoluzione della vicenda solo sconclusionata e assurda. Sinceramente me ne dispiaccio poiché il titolo aveva tutte le carte in regola per divenire un piccolo kolossal o quantomeno un po’ epico.
Shyamalan come dicevamo è anche sceneggiatore e in quanto tale si deve fare due volte l’esame di coscienza, anche tre volte se si pensa che ha accettato di riconvertire la pellicola in 3D per lucrare sui biglietti… forse aveva intuito che faceva così pena e ha voluto provare a tamponare le possibili perdite? L’esame di coscienza non è tanto per la conversione, ma per l’inesiste conversione. In più punti ho alzato gli occhialini e non vi ho trovato differenza, assenza completa di profondità: inutilizzo totale degli occhialini. Anche in quelle rare e sporadiche occasioni, dove gli occhialini servivano, l’impressione della terza dimensione era nulla tanto da domandarmi: 1) perché indosso gli occhialini? 2) perché abbiamo scelto il 3D? 3) ma Shyamalan ha visto Avatar? Sa cos’è la stereoscopia?
Della pellicola vanno salvati i buoni effetti speciali e le meravigliose scenografie. I primi indubbiamente ben realizzati, estremamente complessa la riproduzione del fuoco e dell’acqua in un contesto magico, maestosa e sublime l’onda sul finale di film accompagnata da un paesaggio meraviglioso. Le seconde di incredibile bellezza e spettacolarità.
Dopo aver indorato un po’ la pillola continuiamo verso il fondo della fossa, perché di certo effetti speciali e scenografie non possono salvare una pellicola, ma forse la prestazione degli attori sì… Ma ahi noi non è così, difatti “L’ultimo dominatore dell’Aria” non può contare nemmeno sulla bravura dei protagonisti, non perché praticamente sconosciuti o privi di esperienza, ma perché diretti malamente.
Noah Ring (l’Avatar Aang), se non fosse che fino lo scorso anno non aveva mai visto un set cinematografico, non sarebbe nemmeno scusabile per la prestazione offerta. Pare spesso spaesato o con l’impressione di essere lasciato a sé stesso, nemmeno supportato dai due inseparabili compagni di viaggio Nicola Peltz e Jackson Rathbone (Katara e Sokka) che sembrano messi lì quasi a caso. In questo marasma generale affonda anche il buon, se paragonato agli altri, Dev Patel, esploso con “The Millionaire”, perso qui senza appello in un ruolo piatto e stereotipato.
In sostanza ci troviamo di fronte ad un opera con seri problemi di sceneggiatura e regia: la prima prevedibile e monotona. La seconda confusionaria e senza spunti creativi, con una recitazione quasi sempre inappropriata per un film e forse anche per una telenovela.
Shyamalan è già confermato per i due capitoli successivi per cui io alzo la voce e faccio un appello:
SALVATECI, EVITATE CHE SHYAMALAN CI STRAZI GLI OCCHI CON ALTRI DUE CAPITOLI. VI SUPPLICO!!

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