Arcadia Fans Club

The Tree of Life

Posted in Intorno ai Film by Cape on giugno 13, 2011

La cellula. L’universo. La vita.
Un film totale, complesso, decisamente difficile da analizzare ma che si presta anche ad una lettura più immediata: quella poetica e affascinante delle immagini. Malick distrugge il concetto di narrazione e lo piega ad una sua visione personale e assolutamente libera e intimista. Non c’è una storia raccontata, se non quella universale della Natura, della creazione e della vita in ogni sua manifestazione: che sia una stella o un albero, una galassia o una famiglia media nella provincia americana del dopoguerra. Le immagini si susseguono potenti ed evocative comunicandoci un’immagine di Malick della Natura nichilista e irrazionale, intrisa di spiritualità ma non per questo religiosa. Un’opera ambiziosa e onirica che regala momenti di struggente dolcezza, ma anche sferzate ciniche e inappellabili.

Come per altre opere visionarie e fuori dagli schemi, il fascino e l’eleganza estetica e formale dell’opera (qualcuno ha detto 2001?) veicolano il messaggio dell’autore ad un livello così elevato che è impossibile esprimere un giudizio sintetico “bello/brutto” e, soprattutto, rendono l’opera ricca e sempre aperta ad interpretazioni e letture.
Insomma, si potrebbe parlare per ore cercando un significato dietro le singole sequenze o frasi, ma come insegna Donzelli: “Capire è sopravvalutato” – e la gente che in sala sbuffava o ha gioito alla comparsa dei titoli di coda mi fa solo tanta tristezza.

Best quote:
“La natura sparge il sale sulle ferite che dovrebbe guarire.”

Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare

Posted in Intorno ai Film by redblackdevil on giugno 1, 2011

Ma era davvero necessario un nuovo capitolo sui Pirati targati Disney?
Probabilmente no, anzi sicuramente, ma per la Disney e il suo Re Mida Jarry Bruckheimer sì.
Ed effettivamente loro hanno avuto più ragione di me. Basti pensare che al 23 Maggio, a 5 giorni dall’uscita,  gli italiani hanno riempito le tasche di Jarry e della Disney con 7.13 milioni di euro. Senz’altro nuovo successo al botteghino, ma indubbiamente una delusione per i fan.Il quarto episodio vede alla regia il buon e bravo Rob Marshall, allontanatosi per questo Pirati dai suoi musical. Il regista aiutato anche dalle inconfondibili musiche di Hans Zimmer ha deciso di continuare sulla strada di Verbinski. Anche se effettivamente non ci riesce benissimo, il confronto coi primi tre episodi non regge.
Sicuramente ci sono le fughe rocambolesche, le battute sagaci (poche), ma manca azione “potente”. Il regista è chiaramente a disagio con Zombi o navi lancia fiamme, preferisce dare alla pellicola un’aria più da commedia sofisticata leggera-leggera. Gradisce inquadrare le sirene e gli piace moltissimo il melò tra il prete fico e la sirena.
Anche se il problema vero è: al quarto episodio cosa c’è ancora da raccontare e da inventare? La sceneggiatura non rende, oltre due ore di film con moltissimi minuti sprecati in scene superflue e non necessarie ai fini della narrazione. Tempi morti, buchi e imperfezioni non mancano.

Nulla da ridire sulle performances degli attori: Geoffry Rush è sempre una garanzia anche in versione corsaro; Ian McShane convince nel ruolo del villian e Penelope Cruz non fa rimpiangere Keira Knightley. Ma sicuramente Jonny Depp riesce nuovamente a darci un vero Jack Sparrow.
Ombretto come se piovesse, barba a treccine, andatura effemminata, promiscuità sessuale, cinico individualismo rovinato da scampoli di idealismo romantico, look da sballato. E soprattutto non disdegna di fare cazzate micidiali o di fregarsene del motivo che fa muovere i Pirati in questo capitolo.

Purtroppo, questo quarto capitolo conferma l’andamento verso l’innocuo intrattenimento per famiglie. Si sta perdendo l’ironia scorretta delle origini.
La Maledizione della Prima Luna giocava, divertendosi e divertendo, con gli stereotipi del genere. Ora il film si appoggia su questi stereotipi per elaborare una trama e battute al minimo sindacale, almeno per i fan. Sicuramente se avessi 10 anni uscirei convinto che Jack continua a sapere il fatto suo e giocare la sua partita alla grande. Vuole morire, non crede nelle Nazioni, se ne frega delle Religioni e vuole cavalcare l’onda dell’avventura finché ha benzina in corpo con spirito cavalleresco e una certa autoironia. Pertanto non si può parlare di un brutto film, ma non ho 10 anni.