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Batman cinecomics [seconda parte]

Posted in Divagazioni, Intorno ai Film by redblackdevil on settembre 23, 2010

Prosegue la carrellata cominciata nella prima parte dell’articolo dove avevamo lasciato il nostro eroe avvilito e distrutto da quel coso inguardabile chiamato Batman & Robin. Ci sono voluti otto anni per digerire quel boccone amaro e arriviamo finalmente al 2005, l’anno della grande rinascita dell’uomo pipistrello ad opera di uno dei più bravi registi del panorama della settima arte.

Batman Begins è il quinto film dedicato al celebre supereroe ideato da Bob Kane. In molti si saranno posti la mia stessa domanda: “Di nuovo un film su Batman? Perché farne un altro?”
Beh, Batman Begins ha saputo rispondere in maniera molto esaustiva raccontando, in maniera a dir poco pregevole, una parte nuova della storia di Bruce Wayne, ovvero la sua nascita.
La sceneggiatura, scritta a quattro mani dal regista e da David Goyer (abile scrittore ma pessimo regista, vedi la trilogia di Blade) parte proprio dall’infanzia di Bruce (interpretato ottimamente da Christian Bale) raccontando i due avvenimenti fondamentali per la genesi dell’eroe: la caduta in un pozzo pieno di pipistrelli e l’omicidio dei suoi genitori.
Questi due eventi, strettamente legati tra loro, porteranno Bruce a vivere sempre in preda al rancore e al senso di colpa, finché, diventato adulto, non deciderà di andare in giro per il mondo per imparare come combattere l’ingiustizia.
Giunto nel Buthan, Bruce incontrerà un maestro di arti marziali miste a dottrine filosofiche (Liam Neeson), che gli insegnerà a carpire la mentalità criminale per combatterla.
Tornato a Gotham City e constatato il degrado della città, darà forma e sostanza alla sua maturazione con l’aiuto del fedele maggiordomo Alfred (Michael Caine) e dello scienziato Lucius Fox (Morgan Freeman).
Nolan prende la sua strada ed il taglio con il passato è netto ma necessario, nonché salutare: Gotham City non è né dark né pop ma fascinosamente realistica; l’uso massiccio di soggettive e semisoggettive, soprattutto nei momenti di maggior azione, segna uno stile nuovo nel modo di raccontare i supereroi, non più lontane icone impalpabili ma personaggi con i quali immedesimarsi. Se si considera inoltre che Batman è un “semplice” umano senza superpoteri, tale scelta si colloca perfettamente all’interno di un più ampio impianto formale.
Emozionante la scena in cui Bruce “fa il bagno di pipistrelli”: chiaro come il regista abbia voluto simboleggiare l’unione indissolubile dell’uomo con la sua maschera. E tutti gli altri simboli e i richiami alla filosofia? Grazie ad essi ci vengono spiegate molte delle particolarità di questo eroe senza super poteri: da dove arrivano gli apparecchi di alta tecnologia che usa, la Bat-mobile, il costume, il mantello e soprattutto le motivazioni che lo spingono a scegliere di combattere la criminalità sotto mentite spoglie.
La psicologia e la caratterizzazione del personaggio di Bruce Wayne sono scandagliate fin nei minimi particolari. Il regista ci presenta il vero Batman: non un eroe senza macchia, ma un uomo che cerca di indirizzare i propri difetti verso il bene.
Nella pellicola si fa spesso riferimento a concetti quali la paura – filo conduttore del film – il rimorso, la collera e la volontà, tutte cose che fanno muovere il mondo e alle quali sono legati tutti i personaggi. Un cast che è riuscito ad esprimersi in maniera incredibile, in cui compaiono anche Gary Oldman, nel ruolo del detective Jim Gordon, e Katie Holmes, che interpreta l’unico personaggio non presente nei fumetti, Rachel Dawes, amica di infanzia di Bruce.

E finalmente arriviamo al 2008: epico, sontuoso, ambizioso, coraggioso, rischioso, disperato, violento, profumato di Oscar e venato di leggenda: arriva Il Cavaliere Oscuro, firmato ancora da Christopher Nolan.
La pellicola entra di diritto nella storia della settima arte: Nolan realizza il miglior Batman di sempre, il miglior film dell’anno e l’esempio perfetto di come si possa fare un blockbuster d’autore, riuscendo ad accontentare gli amanti di diversi generi.
Frasi emblematiche come “Alcuni uomini vogliono solo bruciare il mondo” e “O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare cattivo” raccolgono l’essenza, la filosofia, la magia di questo nuovo episodio delle gesta dell’eroe Umano Batman.
Ancora una volta Nolan fa scelte azzardate che lo ripagano in pieno come la decisione di improntare sulla figura di Joker tutta l’opera, intento chiaro fin dal meraviglioso prologo della rapina. Joker rappresenta essenzialmente un aspetto molto affascinante della paura: il caos. La carta da gioco, nonché lo stesso personaggio, portano scompiglio all’interno dell’ordine e delle regole.
Nolan rispetto a Burton, che portò sullo schermo un Joker ironico e dandy, con uno splendido Nicholson protagonista, cambia rotta e, complice un Heath Ledger superbo, ci regala una nuova icona al pari di Jack Torrence di Shining. Ledger infatti fa semplicemente paura: trucco sbavato, denti gialli, risata stridula, vestiti e capelli luridi, la lingua incapace di star ferma, l’andatura barcollante e quelle cicatrici sempre visibili ben in primo piano che non smettono mai di farlo ridere. Un joker punk, fottutamente masochista e schizofrenico, incapace di uccidere Batman perché i due si completano. Nolan non ci dona un criminale, ma semplicemente un pazzo, perché ”alcuni uomini non cercano cose logiche, come il denaro. Non possono essere comprati, comandati o contrattati. Alcuni uomini vogliono solo vedere bruciare il mondo…”: un puro delirio di onnipotenza mista a perversione trasuda la scena in cui Joker dà fuoco alla montagna di banconote.
Ledger, prima di lasciarci, ci ha donato “IL CATTIVO”: quando c’è lui sullo schermo i toni si alzano e Batman, scusatemi, è poco più che una comparsa. Mistico nella scena della matita, geniale dove si traveste da infermiera, esaltante nel discorso che rende Harvey Dent Two Face.
La genesi del Due Facce è perfetta: prima baluardo dell’ordine, di lealtà e giustizia, voglia di normalità in un mondo malato; poi rabbia, amore, dolore e voglia di vendetta prendono il sopravvento incanalati da Joker (il caos per eccellenza) a materializzarsi in una insignificante monetina… “testa vivi, croce muori”.
Wayne/Batman, complice un ottimo Christian Bale, prosegue il percorso di crescita e discesa negli abissi dimostrando un’umanità complessa e profonda per la quale sarà capace di sacrificare molto, anche troppo, finendo per diventare quel cavaliere solitario ed oscuro del titolo.
Qui Gotham City è una metropoli perennemente in bilico, una Babilonia crogiolo ed espressione della perversa natura umana. La sceneggiatura (affidata allo stesso Nolan e suo fratello Jonathan) è un concentrato di eventi e situazioni drammatiche di alto spessore, scandite da un ritmo frenetico che sottopone lo spettatore ad una raffica di emozioni senza soluzione di continuità. E tra un effetto digitale ed un altro ci vengono donate scene d’azione mai banali, con realizzazioni tecniche paragonabili a quelle de Il Ritorno del Re.
Ancora una volta il regista riesce a spremere i propri attori non facendoli sommergere dalla pesante figura del Joker. Perfetto Morgan Freeman, “eroico” Gary Oldman, saggio Michael Caine; Aaron Eckhart è grande nel rendere credibile la genesi del Due Facce. Notevole anche Maggie Gyllenhaal, chiamata a sostituire Katie Holmes, facendola dimenticare in fretta.

Finisce qui questo lungo viaggio in compagnia del nostro amato uomo pipistrello, dando un’occhiata ai progetti futuri legati a Batman e all’altra icona della DC, Superman.
Per ora sappiamo che dovremo attendere ancora due anni per il sequel de Il Cavaliere Oscuro. Nolan, in una lunga intervista al magazine Empire rilasciata nei mesi scorsi, racconta i suoi progetti per il terzo Batman e anche qualche anticipazione riguardo il reboot di Superman. Per il momento sappiamo che il nuovo Superman è atteso nelle sale a Natale 2012, sarà scritto da David S. Goyer, con la regia di Zack Snayder, e vedrà la supervisione di Christopher Nolan (ormai visto come la gallina dalle uova d’oro dalla Warner).
Batman 3, titolo ovviamente provvisorio, verrà scritto dal fratello di Nolan, Jonathan, già occupatosi del soggetto de Il Cavaliere Oscuro e della sceneggiatura di Batman Begins. In un’intervista il regista afferma che Joker non tornerà, e di questo gliene siamo tutti grati. Di seguito un estratto:
No, il personaggio non tornerà. Non mi sento a mio agio a parlarne ancora. Mio fratello Jonathan sta lavorando alla sceneggiatura. Abbiamo creato una storia di cui siamo eccitati. In particolar modo, ci piace dove stiamo portando i personaggi, e il finale di tutto quanto. Ci sono cose che mi eccitano molto per quanto riguarda i personaggi, comunque alla fine ritorna tutto sull’importanza di realizzare un buono script dal quale esca un buon film. E’ la cosa su cui mi concentrerò al massimo prossimamente. Questo film sarà la fine di una storia, piuttosto che qualcosa utile solo a produrre sequel espandendo la storia.

Il regista, dopo aver rivelato quanto sopra, ha commentato quanto la Marvel sta facendo con i suoi cinecomic e l’intenzione di riunire i vari protagonisti (Robert Downey jr/Iron Man, Chris Evan/Capitan America, Chris Hemsworth/ Thor), in un’unica pellicola sui Vendicatori, escludendo la possibilità che la Warner Bros e la Dc Comics possano fare altrettanto.
La Marvel sta facendo quel che sta facendo e la gente risponde a questo molto bene, o non andrebbero avanti su questo percorso. Non è qualcosa che ho escluso a priori, ma i personaggi della Marvel sono molto diversi da quelli della DC. Bisogna tornare a quest’elemento di “Che cosa vedo quando chiudo gli occhi e penso a Batman/Superman?”. E per quanto mi riguarda, gran parte di questo è dato dal loro essere individui. Per me tutto questo ha origine nel fatto che emergano in solitudine. Sono personaggi straordinari in un mondo ordinario.

Batman cinecomics [prima parte]

Posted in Divagazioni, Intorno ai Film by redblackdevil on settembre 20, 2010

Una sera come altre, a casa da solo. Che si fa? Ovviamente si vede un film. Bene: il film estratto è il fenomenale e premiato Il Cavaliere Oscuro. Ora, farne una recensione a due anni di distanza con tutto quello che ha creato intorno a sé questo film non avrebbe senso, ma in vista dell’uscita del terzo Batman, diretto da Nolan, mi sono chiesto: perché non riprenderlo in considerazione e farci una chiacchierata sui film dell’uomo pipistrello? Da qui l’idea di questo articolo a quattro mani diviso in due parti. Sempre preziosa Wikipedia per rinfrescare la memoria sui vecchi capitoli. Nel 1966 arriva sul grande schermo il primo film di Batman ed è uno spin-off della polare serie TV di quel periodo. Il film, girato nella pausa estiva tra la prima e la seconda stagione, vede Batman (Adam West) e Robin (Burt Ward) alle prese con Joker, Pinguino, Catwoman e l’Enigmista che, uniti, decidono di colpire il cuore stesso dell’umanità e di rapire (con una macchina che rende polvere e poi reintegra le persone) i rappresentanti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Ma il dinamico duo, dopo bizzarre avversità, riesce a risolvere la situazione.
Film scanzonato che ben si amalgama con la serie TV, dove il tutto viene reso quasi ridicolo più che comico con un gusto artistico tipico di quegli anni e dei serial: classiche le onomatopee che comparivano su schermo durante le scazzottate della coppia.
Da ricordare la scena in cui Batman corre su e giù per la banchina del porto, cercando di gettare via un ordigno in procinto di esplodere, ma incappa in poveri innocenti e non riesce a sbarazzarsene, tanto da esclamare: «Certi giorni non riesci proprio a liberarti di una bomba!».

Nel 1989 arriva Tim Burton con un Batman in chiave fiaba dark, pregno di quel cinema americano dell’epoca reaganiana – quindi dalla confezione impeccabile. Fu infatti un successo commerciale, ma anche di critica, tanto che ricevette moltissime nomination: agli Oscar, ai Golden Globes ed ai Saturn Award; il successo fu tale da ispirare l’omonima serie animata ed i successivi sequel. Grande influenza ha avuto anche sui film diretti da Christopher Nolan che, pur essendo sempre prodotti dalla Warner Bros., riprendono la storia dall’inizio con una diversa scelta estetica.
La trama, ben più complessa del film del ’66, è difficilmente riassumibile, ma l’importante è ricordare che il cattivo di turno in questa pellicola è il classico Joker, interpretato dal fenomenale Jack Nicholson, dove ne scopriamo la genesi e la morte. Convincente anche Michael Keaton nei panni dell’uomo pipistrello e bellissima come sempre Kim Basinger in quelli della giornalista che farà vacillare il nostro eroe.

Nel 1992 torna Burton con il sequel Batman – Il ritorno. Ma Tim non lo considera un vero sequel, di fatti egli stesso dirà riferendosi al primo film: “Ci sono parti che mi piacciono, ma al tempo fu abbastanza noioso come tema. Spesso si hanno sequel, sono simili allo stesso primo film eccetto che per l’aumento di guadagni. Non mi sentivo di farlo; volli poi trattare il nuovo Batman come un altro, nuovo, film.”
Nuovo successo per un film considerato da molti più dark del primo, tanto da sorpassare il record del predecessore per i più riusciti tre giorni d’apertura della storia. Anche se alla fine guadagnò meno, la pellicola ricevette nomination agli Oscar, agli MTV Movie Awards e, purtroppo, anche ai Razzie Awards.
Qui come antagonista del nostro eroe (sempre Michael Keaton) troviamo il Pinguino interpretato da un buon Danny DeVito, la sensualissima Michelle Pfeiffer nei panni della Donna Gatto e Christopher Walken nei panni dell’avido, corrotto, spietato magnate Max Shreck.
Questa volta, forte del precedente successo, il regista è più svincolato dai binari di una produzione per il puro intrattenimento e può quindi, con maggiore libertà espressiva, dare libero sfogo alla propria creatività. Ora le caratterizzazioni dei personaggi sono più chiaroscurali, le opposizioni meno manichee, le follie e le grottesche perversioni (Beetlejoice ed Edward docet!) più in primo piano.

Nel 1995 arriva Batman Forever diretto da Joel Schumacher.
In questo episodio Bruce Wayne/Batman, interpretato da Val Kilmer, affiancato da Dick Grayson/Robin (Chris O’Donnell), per salvare la sua nuova fiamma, la Dottoressa Chase Meridian (Nicole Kidman), si trova ad affrontare Due Facce (Tommy Lee Jones) e l’Enigmista (Jim Carrey).
Michael Gough è per la terza volta il maggiordomo Alfred Pennyworth e Pat Hingle ancora il Commissario di polizia James Gordon.
Il nuovo capitolo di Batman ha ricevuto profonde critiche per la scomparsa alla regia di Burton; di fatti Schumacher realizza una pellicola frenetica e sgargiante ma psicologicamente meno complessa, che si distacca abbastanza dall’opera di Burton, tagliando le atmosfere dark, gotiche e oniriche dei primi due film per tornare quasi a quel gusto kitsch della vecchia serie TV. Probabilmente l’obiettivo era di catturare anche un pubblico più giovane e meno interessato ai significati troppo profondi, ma soprattutto non farlo assomigliare troppo ai precedenti capitoli.
La pellicola porta buoni incassi superando il secondo film, ma rimanendo dietro al primo. Come me, alcuni critici e una parte del pubblico non hanno gradito moltissimo questo cambio di rotta in salsa neon e azione intrapresa da Schumacher.
Dal lato suo la pellicola ha la capacità di rivelare l’importanza della figura di Alfred, un vero padre adottivo per Bruce, come nessun altro film aveva fatto fin ora, senza dimenticare il buon carisma dimostrato da Val Kilmer e la grande interpretazione di Jim Carrey. Il film ottiene tre nomination per gli Oscar: miglior fotografia, miglior sonoro, e miglior montaggio sonoro.

Il 1997 è un anno da dimenticare per il cine-comics dell’uomo pipistrello. Arriva infatti Batman&Robin, diretto ancora una volta da Joel Schumacher. L’impoverimento estetico e artistico, iniziato in Batman Forever, prosegue disastrosamente in questa pellicola, tanto da portare ad uno stop della produzione di film su Batman per i successivi 8 anni.
In questo quarto episodio Batman (George Clooney), affiancato da Robin (Chris O’Donnell) e Batgirl (Alicia Silverstone), è chiamato ad affrontare i supercriminali Poison Ivy (Uma Thurman) e Mr. Freeze (Arnold Schwarzenegger). Per l’ennesima ed ultima volta Michael Gough è il maggiordomo Alfred Pennyworth, e Pat Hingle ancora il Commissario di polizia James Gordon.
Come dicevo, il progressivo allontanamento dalle atmosfere cupe e dalle tematiche psicologiche presenti nei film diretti da Tim Burton, iniziato con il precedente Batman Forever (salvato al pelo grazie al fatto che Burton figurava ancora come produttore) si concretizza e manifesta tutto il suo “splendore” in questo Batman & Robin.
La pellicola ci mostra un film pacchiano, colorato, troppo luminoso e fracassone; come se non bastasse, zeppo di effetti speciali e di scenografie tanto imponenti quanto finte, accostati a una trama inesistente, debole e confusa. Il film alla fine risulta soltanto orientato all’azione e alla commedia, costellato di personaggi poco incisivi, tanto che ci restituiscono la figura di Batman snaturata, impoverita e martoriata.
Chiaramente poi in Warner non hanno più voluto produrre un film sull’uomo pipistrello, almeno fin quando non è arrivato Christopher Nolan… ne parleremo nella seconda parte

Moon

Posted in Divagazioni by Cape on agosto 28, 2010

Perso all’uscita nei cinema e recuperato in bluray, Moon è un gioiello di rara bellezza per profondità e minimalismo, in una cornice austera e lirica che richiama alla mente il cult Gattaca. Opera prima del regista Duncan Jones, il film narra di Sam Bell (uno straordinario Sam Rockwell protagonista di questo one-man show), un minatore spaziale che segue l’estrazione di preziose risorse energetiche sulla faccia oscura della Luna. Come da contratto con la Lunar (la società di estrazione), dovrà passare tre anni in missione con la sola compagnia di GERTY, il robot tuttofare della base lunare. Tutto procede regolarmente in una routine fatta di lavoro, tapis roulant, escursioni all’esterno della base, chiacchierate con le piante e vecchi serial TV seguiti durante la costruzione di un plastico in legno che non ricorda più quando ha cominciato. Ma quando una piccola distrazione causa un incidente, Sam scoprirà l’agghiacciante verità che la Lunar nasconde. Jones pesca sapientemente dal cinema di genere degli anni d’oro, quando la fantascienza non era ancora del tutto svenduta a battaglie stellari, alieni conquistatori e colorati robottoni mutaforma, ma una frontiera di esplorazione dell’animo umano, un modo per fermarsi e riflettere su quello che stiamo facendo e dove stiamo andando, su cosa è umano e cosa no, qual è il rapporto dialettico tra uomo e uomo e tra uomo e macchina. Moon ci chiede anche se, considerando un mondo quasi ideale dove l’approvvigionamento energetico non è più un problema (grazie appunto all’estrazione di risorse dalla Luna) e la civiltà non è più costretta ad arrancare in una giungla competitiva, la logica del profitto sarebbe ancora il bene supremo da raggiungere. L’altra faccia della Luna sarà solo l’ennesimo posto dove “esportare” il nostro peggio?
Insomma, grandi temi che rendono questo film unico nel panorama delle recenti produzioni fantascientifiche, dove troppo spesso gli enormi budget si sono rivelati più una maledizione che un’opportunità. A dimostrazione di questo, Jones (che deve lavorare con soli 5 milioni di dollari!!) opta per un design degli interni intimista e retrò, con schermi tradizionali, computer con pulsanti e tastiere (niente touch-screen tridimensionali :D), le tipiche geometrie esagonali delle strutture della base, i colori e la fotografia asettici, la musica evocativa: tutto sembra prendere le distanze dal cinema degli ultimi venti anni! Concludendo, novanta minuti memorabili che appassioneranno gli amanti della fantascienza, quella riflessiva e speculativa, ma che sicuramente saranno apprezzati anche dai tanti detrattori che qui dovranno veramente arrampicarsi sugli specchi per tirar fuori delle argomentazioni plausibili.

Halo Legends

Posted in Divagazioni by redblackdevil on agosto 20, 2010

Genere: Animazione
Titolo originale: Halo Legends
Nazione: Stati Uniti, Giappone
Anno produzione: 2010
Release: 16 febbraio 2010
Durata: 119′
Regia: Frank O’Connor, Joseph Chou
Produttori: Ross Bonnie, John Ledford
Produzione: Studio 4°C Production I.G, Casio Entertainment, Toei Animation, Bones, Warner Bros, 343 Industries
Distribuzione: Warner Home Video
Sceneggiatori: Hiroyuki Kawasaki, Ryan Morris, Naruki Nagakawa, Daisuke Nishio, Frank O’Connor, Dai Sato, Megumi Shimizu, Eiji Umehara, Hiroshi Yamazaki

Sette storie per Otto corti di Cinque studi:
Aka: la matematica è un’opinione. Welcome in Halo Legends

Cinque studi d’animazione giapponese, BONES, Casio Entertainment, Production I.G, Studio 4°C e Toei Animation, si sono occupati dell’animazione di Halo Legends.
Un’antologia in DVD e BD di sette corti per otto episodi basati sulla franchise del videogame sviluppato da Bungie e prodotto dalla Microsoft Studios.

Prima di Legends:
Stiamo vivendo in un periodo dove il potere economico-commerciale di svariati prodotti – fra cui Halo – è tale da imporsi anche in forme espressive parallele o complementari a quelle del semplice videogioco. Precursore ed esempio è il famoso Star Wars di George Lucas.
Microsoft, con la sua 343 Industries, ha saputo sfruttare nel migliore dei modi il Fenomeno Halo, dando origine a sequel, spin-off, romanzi, action figure, fumetti e prodotti audiovisivi.
Tra questi ultimi è contemplato il titolo che andremo ad analizzare.

Legends:
Halo Legends ci racconta storie precedenti o parallele rispetto ai videogiochi, utili a farci comprendere quegli aspetti rimasti finora oscuri o ad aggiungere nuovi dettagli che espandono l’universo narrativo (già non piccolo di suo).

Un’idea rischiosa, considerando la vasta schiera di fan che il titolo deve soddisfare e sappiamo tutti quanto noi fan siamo ipercritici con i prodotti che ci appassionano, a tal punto da considerarci quasi Fan Boy.

Da fan, possessore dei giochi, del film, di action figure e di vestiario, posso dire che il prodotto è ben riuscito. È vero che bisogna essere propensi anche a ritmi e toni dilatati nel tempo ed introspettivi… In sintesi, si tratta di un sostanziale distaccamento dal classico stile di Halo. Nonostante tale differenza, spettacolo e azione non mancano.
La coniugazione fra materiale occidentale ed esecuzione orientale apre risultati interessanti, dove gli autori giapponesi reinterpretano i personaggi di Halo secondo “i propri” gusti e sensibilità.

Dalla visione traspare come il conflitto venga considerato da una prospettiva pacifista, marcando come in una guerra non esistano vincitori, ma solo vittime, e gli alieni Covenant sono oggetto di una rilettura ispirata alla dottrina samurai.

Gli episodi:
in sequenza troverete: Titolo, Studio, Voto a: storia/disegno/emotività

“La babysitter„
Studio 4°C
7 / 7 / 7
Prodotto da Eiko Tanaka e diretto da Toshiyuki Kanno.
Brevemente, la storia vede come protagonista uno SPARTAN-II che segue e dà supporto alla missione di una squadra orbitale, nelle cui schiere i più fedeli riconosceranno un omaggio a ODST.
Non dico altro se no rovino la sorpresa a chi lo deve ancora vedere.
E va bene, vi dico che c’è anche uno scontro niente male.

“Il duello„
Production I.G
7.5 / 9 / 8
Prodotto da Mitsuhisa Ishikawa e diretto da Hiroshi Yamazaki, con controllo creativo di Mamoru Oshii.
La storia segue un Arbiter che non vuole seguire la religione dei Covenant e per questo viene accusato di eresia da un profeta.
Vi chiederete perché 9 al disegno: beh, è mera e semplice poesia fatta animazione. Siamo di fronte a una pittura a olio animata in digitale che restituisce l’impressione di un dipinto in movimento.
Arte, fottuta arte.

“Il pacchetto„
Casio Entertainment
6.5 / 6.5 / 6
A bordo di una nave umana un gruppo di Spartans (tra cui il caro John-117) riceve istruzioni da un funzionario dell’intelligence circa la loro missione: una flotta dei Covenant sta trasportando “un pacchetto importante„ che gli Spartans devono riprendersi.
Non c’è molto altro da dire se non che c’è una gran dose di azione. Forse il più “cazzuto” in termini di combattimenti “ignoranti”.

“Origini„
Studio 4°C
8 / 7 / 8
L’intelligenza artificiale Cortana e il Master Chief sono incagliati, dopo gli eventi di Halo 3, sulla nave Forward Unto Dawn. Qui Cortana viene a conoscenza della storia dei Precursori, della prima grande invasione dei Flood e degli Halo.
La seconda parte “delle origini„ segue l’aumento della civilizzazione umana, l’esplorazione e la colonizzazione dell’umanità di altri mondi coincidente con l’espansione dei Covenant. Il resto è storia.

“Le origini„ sono i primi due episodi delle sette storie raccolte e sono un buon modo per il neofita di affacciarsi ed immergersi in questo fantastico universo.

“Ritorno a casa„
Bee Train/Production I.G
7 / 7 / 7.5
Prodotto da Koichi Mashimo, scritto da Hiroyuki Kawasaki e da Koji, diretto da Sawai.
La storia vede protagonista una marine dell’UNSC e la sua squadra alle prese in uno scontro con i Covenant. Nel mezzo, un flashback sulla fuga della marine durante il suo addestramento come Spartan e il suo ritorno a casa.
Episodio intenso che ci rivela i retroscena dell’addestramento da Spartan. E molto altro.

“Prototipo„
Studio Bones
6.5 / 7 / 6.5
In questo episodio faremo la conoscenza del sergente Fantasma, della sua storia e del suo riscatto dalle vicende di un vicino passato che lo tormentano.
Animato da Studio Bones, diretto da Tomoki Kyoda Yasushi Muraki, production designs di Shinji Aramaki.

“Quello dispari fuori„
Toei Animation
6.5 / 6.5 / 7
Scritta e diretta da Daisuke Nishio.

Parodia dell’universo Halo. L’azione si svolge su un pianeta non meglio specificato. 1337 e John-117 sono a bordo di una nave, diretti verso un punto di raccolta, ma 1337 inavvertitamente scivola dalla nave e si ritrova da solo sul pianeta… Beh, da solo no. E’ in ottima compagnia: dinosauri da una parte e un gruppo di strambi ragazzini dall’altra! I Covenant ne approfittano e spediscono sul suolo la loro ultima arma, un guerriero bestiale denominato Pluton. 1337 ed i ragazzi affronteranno Pluton con non poche difficoltà, ma solo dopo l’intervento di mamma la situazione si risolverà.

Come si nota ho dato voti bassi e altalenanti analizzando ogni singolo episodio, ma nel complesso e nella durata totale dimostrano un buon dinamismo, dettato anche dalla scelta temporale d’inserimento di ogni episodio. Quindi nel complesso direi che il prodotto si merita tranquillamente il 7.5.

Edizione DVD e Blu-Ray Disc:

Caratteristiche tecniche
Formato video: 1.85:1 16/9 (1080p HD)
Formato audio: inglese, italiano, tedesco, spagnolo, francese Dolby Digital 5.1
Sottotitoli: inglese, italiano, spagnolo, norvegese, finlandese, danese, portoghese, francese, svedese, cinese, olandese, greco

La Warner propone un’edizione Blu-ray di ottimo livello, che permette di godere appieno dei sette cortometraggi con una notevole qualità dell’immagine e del comparto audio, che sfrutta adeguatamente i canali laterali nelle sequenze di maggiore dinamismo.

Contenuti speciali:
Il making of di Halo Legends
Introduzione ai corti, con dettagli sulla realizzazione delle varie sequenze.
Halo: la storia finora
Frank O’Connor commenta le vicende narrate nella saga di Halo fino alla fine del terzo capitolo.
Commento audio
Il commento ad Halo Legends dei registi Frank O’Connor e Joseph Chou.
Halo: evoluzione del progetto
La presentazione del “fenomeno Halo”, dalla sua nascita come videogioco per X-box fino alla sua evoluzione in franchise multimediale.

In sostanza:
Consigliato a tutti i fan e a chi vuole entrare in punta di piedi nell’universo Halo.

Dal mondo di Halo giungono sette storie, per un totale di otto episodi. Tra azione e sentimenti, avventura e sacrificio, questi racconti consentono di scoprire nuovi dettagli riguardanti la saga, con retroscena e vicende parallele, permettendo al contempo di esplorare dimensioni e punti di vista finora inediti.
Il tutto in una qualità di indubbio valore con punte di eccellenza (vedi sopra) che vi saprà intrattenere e coinvolgere per i suoi 119 minuti di visione.

Voto: 8

Scontro tra Titani

Posted in Divagazioni by redblackdevil on luglio 18, 2010

Il tempo passa:
Dal film originale a questo remake sono passati circa trent’anni, ed è difficile non vederli.
Specialmente per il passaggio dalle animazioni in stop-motion di Ray Harryhausen alla profusione di tecnologie digitali e inutilmente tridimensionali di questa nuova versione.
Le differenze tra i due film sono forse più sottili ma comunque significative, come il cambio di congiunzione: da Scontro di Titani a Scontro tra Titani.

Licenze (non) poetiche:
Per quale motivo questo titoletto? Beh, è semplice: perché chiunque abbia visto il film del 1981 converrà con me che, in questo remake, gli sceneggiatori si sono presi forse troppe libertà che non vengono giustificate a pieno dal cambio di congiunzione.
Nota dolente è stato vedere allargato il numero di componenti della spedizione volta a salvare le sorti della città di Argo e della sua povera Principessa, privata anche dell’amore di Perseo per l’ingresso in scena di una new entry. Di per sé l’aumento dei personaggi della spedizione non è una pecca, ma lo è vedere come sia servito solo per dare più carne da macello ai nemici. Inoltre non ha prodotto un aumento di durata del film.
Abbiamo accennato alla new entry “rubacuori”: personalmente l’ho apprezzata molto, infatti stiamo parlando dell’incantevole Io, interpretata dalla giovane Gemma Arterton (che ho rivisto volentieri in Prince of Persia – Le Sabbie del Tempo). Anche qui l’ingresso non sarebbe negativo, se non fosse che al personaggio è stato dato un ruolo, forse, eccessivo.
Ma il peggio è stato vedere il cambiamento della storia di base. Per spiegare a cosa mi riferisco mi faccio aiutare dalle opening di due serial tv, Hercules e Xena. Parliamo di un piccolo passaggio, quasi impercettibile, ma assai considerevole.

Da:
Xen.. Perseo prin… Semi Dio guerrier(a)o
“Al tempo degli Dèi dell’Olimpo
dei signori della guerra
e dei re
che spadroneggiavano su una terra in tumulto,
il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà
finalmente arrivò Xe… Perseo
l’invincibile Principe… Semi Dio forgiata(o) dal fuoco di mille battaglie (prima volta che combatte contro qualcosa che non siano pesci)
la lotta per il potere…
…le sfrenate passioni…
…gli intrighi…
…i tradimenti…
furono affrontati con indomito coraggio da colei che sola (soloooooo è un uomo)
poteva cambiare il mondo”

A:
Her… Perseo: The Legendary Journeys
“Questa è la storia di un tempo lontanissimo
Il tempo dei miti e delle leggende.
Gli antichi Dèi erano crudeli e meschini
Soltanto un uomo osò sfidare la loro potenza: Herc… Peeeerseeeo ma sono tosti
Herc… uff, Perseo era in possesso di una forza sconosciuta sulla Terra,
una forza superata solo dal suo coraggio.
Ma, dovunque andasse, era perseguitato dalla matrigna Giu… da Ade, era Ade,
la potentissima regina degli Dei. No, cazzo! E’ il Dio degli inferi
L’eterna ossessione di Giu…: ancora Ade era quella di annientare Her… ce l’aveva con Argo e Giove
lui era la testimonianza vivente dell’infedeltà di Giove.
Finché degli esseri umani avessero invocato aiuto
Ci sarebbe sempre stato un uomo pronto a correre in loro soccorso,
incurante delle difficoltà: Her…! Perseo T.T “

Colto la differenza? No? Va bene, vi spiego cosa ha prodotto la mia mente malata: a mio avviso, la versione originale del film è assimilabile alla serie di Xena, per la presenza di elementi quali “la lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti”, mentre il remake emula Hercules per il fatto che tutto sembra ruotare solo intorno al viaggio (o al “journey”, per dirla all’inglese).

Influenze e confluenze influenzate:
Nuovo paragrafo, nuovo titoletto, ancor più oscuro del precedente.
L’intenzione che mi prefiggo è quella di illustrare come la pellicola sia fortemente influenzata dalle mode attualmente vigenti nella settima arte e come queste sono state gestite. Ora chiunque potrebbe farmi notare come in molti film si possono ritrovare rimandi o riferimenti ad altre pellicole e semplicemente ne converrei, ma qui non è così semplice.
Scontro tra Titani è un film pienamente influenzato da stereotipi mal governati: di fatti sono fermamente convinto che la produzione fosse influenzata e quindi la febbre ha dato alla testa, se no non si spiegherebbe tale conduzione. Da qui il gioco di parole del titoletto: le influenze di un influenzato Mr. X sono confluite nella pellicola.

Ciak, si gira: il villain lo interpreta il sempre più luciferino Ralph Fiennes. Si tratta di un Ade che, “ovviamente non sia mai”, strizza l’occhio a Lord Voldemort senza però incidere in maniera così eclatante come fa nello stracciabotteghini Harry Potter. Ma andiamo avanti…
La scelta di aumentare i partecipanti al viaggio cosa ha lasciato d’altro? Ovviamente la decisione di puntare su di un viaggio “corale”, rimandando a quel fenomeno che è stato Il Signore degli Anelli, con spiccato riferimento al primo capitolo, La Compagnia dell’Anello. Se vi chiedete se è solo il numero aumentato dei partecipanti a farmelo pensare, la risposta è no. Farei notare le inquadrature e le attraversate sui monti che visivamente non hanno nulla a che spartire col capolavoro di Peter Jackson. Passiamo oltre e finiamo nel campo di quel fenomeno cinematografico che è Pirati dei Caraibi, e il motivo non è nemmeno tanto oscuro: qualcuno ha detto “kraken”? Esatto, proprio per il kraken e per il modo in cui viene richiamato tale essere. E sì, quel “… liberate il kraken…” del cavaliere Zeus mi ha fortemente ricordato il caro buon Davy Jones. Sia chiaro, non sto dicendo che anche il kraken è una nuova comparsa – infatti è presente anche nell’originale – ma voglio sottolineare come ci sia una forte similitudine tra il modo dei due personaggi di evocare la bestiolina in questione.

Ma che sbadato! Stavo dimenticando il re deforme e reietto al soldo del male. Chi di voi sa dirmi da dove proviene? Sì, cazzo! Proprio da 300! Come scordarsi di Efialte?
Ebbene, anche nel film dell’81 abbiamo Acrisio, ma non è il marito di Danae, bensì il padre; inoltre viene ucciso e non sfigurato. Per cui siamo di nuovo di fronte a un mal riuscito rimando, dove il personaggio sfigurato rinnega i suoi vecchi ideali. Ci si può chiedere perché mal riuscito. E la risposta a tale quesito sarebbe: perché abbiamo l’unione di due personaggi che nella versione dell’81 erano separati. Per la precisione Arcisio diventa Calibos in seguito a determinate vicende, mentre in origine erano appunto due individui diversi e di origine diversa.

Uh! Nota di stile kitsch anni Settanta: le armature in stile Cavalieri dello Zodiaco sono quasi psichedeliche. Meritano di essere menzionate perché il regista si è dichiarato fan dei Cavalieri, e se non fosse che le ha rese troppo sbriluccicose l’avrei anche salvato elogiando la bella citazione.

Hybrid mal riuscito. AKA: impariamo dalla Toyota e dalla sua Prius:
Forse non tutti sanno che la Prius della Toyota è una famosa automobile ibrida che ormai viene prodotta da un certo numero di anni. Ho scelto questo titoletto proprio perché il film è un ibrido, un meticcio, come il protagonista che è un mezzo Dio o come la Prius che ha una doppia alimentazione.
Il motivo per cui definisco il film un ibrido è riconducibile al fatto che il film attinge e saccheggia senza troppi problemi da titoli che hanno impressionato e/o affezionato lo spettatore. Ma per via di una gestione non perfetta il risultato non è paragonabile in alcuna maniera alla eccelsa sinergia che ha la doppia alimentazione della Prius.

Anche volendo non notare l’utilizzo di cotanti scippi, la pellicola non è stata salvata dalla critica. Leggendo su giornali e su siti internet, ci si accorge che l’accoglienza di questo Scontro tra Titani non è stata delle migliori, anzi è stato ampiamente demolito.
Il motivo è da ricercare oltre a quanto ho detto fin ora, ovvero nella strategia di marketing della Warner Bros.
Parliamo del semplice fatto che la WB ha scelto di convertire il film, girato con pellicola normale, in 3D con estrema rapidità e con un tempismo incredibile a 50 giorni dalle sale. E’ lampante come abbia voluto sfruttare un formato che ora è di moda, ma, dopo Avatar, è figlio di strategie commerciali di pessimo gusto, che rischiano di compromettere l’affascinante mercato della terza dimensione.

Vorrei finire tornando un secondo sulla questione dell’ibrido: IMHO il film inconsapevolmente prometteva di essere un kolossal per le premesse che si portava dietro, ovvero: cast di tutto rispetto con nomi importanti; titolo evocativo; protagonisti di un certo impatto. Ma sempre per la succitata gestione, il nostro inconscio non è stato appagato.
A completare il quadro abbiamo che il film, con tutta ‘sta carne al fuoco, non ha saputo trovare una collocazione temporale adeguata. Credo che, se il film fosse stato sviluppato su più dei 118 minuti che ha preso, avreste letto una critica diversa. Il mio concetto è che se vado al cinema ho del tempo libero da usare e mi piace sfruttarlo seguendo una mia passione. Per cui non capisco perché una produzione debba concentrare tutto in poche scene.

Alla fine che rimane:
Il film è stato ampiamente distrutto dalla mia visione, ma non posso non ammettere che, se visto in un’ottica diversa dalla mia, si rivela essere un’opera di puro intrattenimento godibile, da apprezzare per ciò che è: un film privo di alcuna pretesa logica, con delle scenografie artigianali e caratterizzato da degli effetti speciali per nulla invadenti, a tratti quasi impercettibili.
Diciamo che il film di Leterrier avrà la sua adeguata collocazione, una volta lasciate le sale, l’invadente 3D e la mania da kolossal, in un consono formato casalingo. Magari in un Blu-ray che ne possa mettere in luce le caratteristiche positive, che a ben guardare ci sono.

Voto: 4.5

Voto ipotetico a una copia Blu-ray: 6.5

Prince of Persia

Posted in Divagazioni, Intorno ai Film by redblackdevil on luglio 8, 2010

Un articolo a quattro mani per ricordare un pezzo di storia videoludica ed analizzare il nuovo film tratto dal famosissimo gioco

Dopo un breve ed esaustivo excursus sul famoso videogame che tanto ci ha appassionati durante la nostra crescita di videogiocatori, esamineremo il film con gli occhi di tre utenti differenti:

a) Uno che non ha mai giocato al gioco (Red-OcchioProfano)
b) Uno che ha giocato alle Sabbie del tempo (Red-OcchioGamer)
c) Uno che guarda il film per quello che è, che sia tratto da una tragedia di Shakespeare o dal più ignobile degli scribacchini (Cape)

Se volete andare direttamente alle recensioni, altrimenti …

C’era una volta la trilogia classica:
  1. Prince of  Persia nasce come videogioco pubblicato da Brøderbund nel lontano 1989 e con sé porta numerose novità, tra cui la  tecnica del rotoscoping e i combattimenti con le spade.
  2. Nel 1993 esce il seguito, Prince of Persia 2: The Shadow and the Flame. La grafica migliorata e la possibilità di salvare il gioco sono le differenze principali con il primo capitolo.
  3. Nel 1999 esce Prince of Persia 3D ,versione 3D del titolo. A differenza dei predecessori, fu un flop clamoroso a causa di una serie di bug che si portava appresso.
… poi venne la Trilogia Le Sabbie del Tempo:
  1. Prince of Persia: Le sabbie del tempo (Prince Of Persia: The Sands of Time), edito da Ubisoft nel 2003. Ideato come remake della prima saga di Prince of Persia. Il titolo riscosse un immediato successo, rivoluzionando altri videogiochi dello stesso genere. ( A breve ne parleremo in maniera un pelo più dettagliata per capire cosa un videogiocatore si sarebbe aspettato dal film).
  2. Ubisoft nel 2004 rilascia Prince of Persia: Spirito guerriero (Warrior Within), secondo capitolo della nuova serie di Prince of Persia. Caratterizzato da un’ambientazione più cupa e grafica migliorata.
  3. 2005: Ubisoft  consegna ai propri utenti Prince of Persia: I due troni (The Two Thrones). Ultimo capitolo della trilogia. Viene caratterizzato dalla ripresa dei toni solari del primo episodio. Per Wii e PSP viene pubblicato come  Prince of Persia: Rival Swords.
  • Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate (The Forgotten Sands) è l’ottavo capitolo della saga. Il titolo si colloca tra Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo e Prince of Persia: Spirito Guerriero

…e in ultimo:

  1. Nel 2008, sempre da Ubisoft, esce Prince of Persia, il settimo capitolo della serie, che si discosta dai predecessori per stile grafico, ambientazione, personaggi e alcune caratteristiche del gameplay.
…ma c’è anche:
  • Battles of Prince of Persia  · Prince of Persia Classic  · The Fallen King  · Harem Adventures.

Questa la carrellata dei giochi che ha portato successo e fama al Principe di Persia. Grazie ad essa il produttore di molti successi commerciali, Jerry Bruckheimer, ha deciso, in collaborazione con la Walt Disney Pictures che si occupa della distribuzione, di realizzare un film. Ma prima, un po’ di storia…
Prince of Persia: Le sabbie del tempo (il gioco)
In  viaggio verso il sultanato di Azad, il Re Shahraman e suo figlio Dastan sconfiggono un potente Maharajah indiano, con la promessa di onore e gloria. Dopo aver saccheggiato la città, nella stanza del tesoro rinvengono una gigantesca clessidra piena di sabbia (le magiche Sabbie del Tempo), un misterioso Pugnale e la figlia del Maharajah, Farah.
Continuando il viaggio verso Azad, il vecchio Visir Zervan, che aveva tradito il Maharajah e aiutato il re in cambio di una parte del bottino, chiede di avere il Pugnale, ma Shahraman rifiuta di togliere a suo figlio il bottino della sua prima battaglia. Così il Visir, che desidera diventare immortale e prendere il controllo del Tempo, inganna il Principe facendogli aprire la Clessidra, mentre Shahraman la mostra al sultano di Azad. Usando il pugnale sulla Clessidra, Dastan libera le Sabbie, che distruggono il palazzo e trasformano gli esseri viventi in mostri di sabbia. Solo il Principe, il Visir e la Principessa Farah, con pochi altri, rimangono immutati.
Per riparare al cazzo di casino causato, il Principe, aiutato da Farah, cerca di annullare gli effetti delle Sabbie usando i poteri del Pugnale, mentre Zervan guida contro di loro i mostri di sabbia. Il pugnale inoltre conferisce il potere di controllare limitatamente lo scorrere del tempo e di uccidere i mostri di sabbia. Farah e il Principe si infatuano l’uno dell’altra, tuttavia il Principe sospetta che Farah stia cercando di rubargli il Pugnale. Non appena i due ritrovano la Clessidra, il Principe esita prima di richiudere le Sabbie e il Visir usa la sua magia per rinchiuderli entrambi in una tomba. Quindi, Farah prende il Pugnale e cerca di far ritornare le Sabbie nella Clessidra da sola. Quando il Principe la raggiunge, lei è attaccata dalle creature di sabbia, e muore precipitando dalla Camera della Clessidra senza che il Principe riesca a salvarla.
Il Principe, disperato, usa il Pugnale per rinchiudere le Sabbie nella Clessidra, riavvolgendo il tempo a prima della battaglia contro il Maharajah. Il Principe quindi si risveglia nell’accampamento con il Pugnale del Tempo e si avvia verso la camera da letto di Farah per raccontarle tutti gli avvenimenti futuri. Ma non appena il Principe le racconta la sua storia, il Visir, che ancora desidera ardentemente il Pugnale e la vita eterna, cerca di ucciderlo. Dopo averlo sconfitto e impedito l’apertura della Clessidra, il Principe riconsegna il Pugnale a Farah, che gli chiede perché avesse inventato una storia così assurda e lui le risponde baciandola, ma, subito dopo, riavvolge il tempo fino al momento prima del bacio e questa volta le risponde dicendole che non è nient’altro che una storia.
Ok, scusate la prolissità dell’articolo, ma mi pareva giusto dare un minimo di background alla storia.

Ed ora il film (era ora…):
Nei territori dell’antica Persia, il piccolo Dastan è un orfano che viene sorpreso a rubare una mela al mercato. Il re Shahraman, presente alla scena,  nota con ammirazione il coraggio e l’incredibile destrezza del ragazzo, decidendo così di accoglierlo a palazzo.
Sedici anni dopo, Dastan, rimasto fedele a sé stesso, viene considerato un nobile principe di Persia assieme ai due diretti discendenti del re, Tus e Garsiv.
Quando lo zio Nizam annuncia che nella città santa di Alamut vengono nascoste armi per i nemici della Persia, i tre principi conducono un attacco alla città e la espugnano, soprattutto grazie all’intervento di Dastan. La principessa di Alamut, la bella Tamina, respinge le accuse dell’esercito invasore, ma le sue maggiori preoccupazioni sono rivolte verso un pugnale dal manico in vetro sottratto durante la battaglia dal giovane principe.
In seguito il principe Dastan vede morire per una losca macchinazione suo padre. Accusato ingiustamente dell’omicidio, scopre con la principessa Tamina che il complotto è stato ordito allo scopo di mettere le mani sulle mitiche Sabbie del Tempo e sul pugnale dal manico di vetro. Con l’aiuto delle proprie straordinarie capacità di guerriero, di Tamina e di uno sceicco bizzarro, cercherà di salvare la situazione prima che la storia della sua casata sia riscritta.
Questa la sinossi del film, veniamo finalmente alle tre recensioni.
Red-OcchioProfano:
Aka: recensione per chi non ha giocato…
All’occhio di un profano della serie il film risulta ben godibile. Facendo poco i difficili il divertimento c’è tutto. L’evasione è assicurata. Il film risulta funzionale sotto molti dei suoi aspetti, la storia e la sceneggiatura risultano ben congeniate.
Da notare che la sceneggiatura originale del film è stata scritta dall’ideatore del videogioco, Jordan Mechner. Tramite Wikipedia vengo a conoscenza che successivamente ha subito delle aggiunte dallo sceneggiatore Jeffrey Nachmanoff.
Anche il comparto artistico delle location e degli effetti speciali risultano di indubbio livello. Molto bella la Alamut ricostruita in un Marocco che ha saputo regalare momenti di luce incantevoli. Altrettanto belli, come dicevo, gli effetti speciali, per nulla invasivi o troppo esagerati. In sostanza regalano al film una meccanica che arricchisce una fotografia laccata, accademica senza troppi spunti visivi degni di nota.
Pecca la poca originalità delle battute, che in alcuni casi rasentano il ridicolo sembrando scritte da Topo Gigio.
Sugli attori poco da dire se non che Jake Gyllenhaal (Dastan) e Gemma Arterton (Tamina) risultano, quasi, credibili e ben azzeccati nei loro ruoli. Gyllenhaal risulta anche simpatico in virtù della sua spavalderia da fanfarone. Alfred Molina, il classico cattivo-cinico che si redime e diventa il più prezioso supporter della parte giusta sembra spaesato, ma essendo un buon attore comunque si salva con la sufficenza. Il personaggio di Ben Kingsley (Nizam) probabilmente lascia un po’ stupefatti per la facilità con cui viene affrontato.
Nel complesso, ripeto, il film è un buon blockbuster da intrattenimento che sa far passare l’ora di visione.
Voto: 6.5
Red-OcchioGamer:
Aka: recensione sul gusto personale di chi ha giocato alle Sabbie del Tempo.
Utilizziamo il potere delle sabbie e torniamo al lontano, ma non troppo, 2004: la Disney con Bruckheimer acquistano i diritti televisivi del gioco uscito solo l’anno prima. Jordan Mechner viene chiamato a scrivere la sceneggiatura per il film.
Stacco col potere delle sabbia e andiamo nel 2006: la Disney incarica Jeffrey Nachmanoff di riscrivere la sceneggiatura.
Stacco, andiamo nel 2007 (figata ‘ste sabbie): Disney annuncia il film per giugno 2009 con alla regia Michael “Transformers” Bay.
Stacco… presente, circa: il 19 Maggio 2010 esce nelle sale italiane il film. Dopo le prime indiscrezioni su Bay, alla regia si conferma Mike Newell… Terrore.
Il duo formato dalla Disney e dal “Re Mida” hollywoodiano Jerry Bruckheimer era facilmente prevedibile, che potesse essere pericoloso anche. Quando poi è stato designato alla regia di questo  “Prince of Persia” Mike Newell, che ormai pare aver perso la sua vena artistica, il dubbio che si trattasse di una produzione pericolosa è diventato quasi una certezza.
Purtroppo i peggiori timori si sono rivelati veritieri.
La pellicola si rivela fin dalle primissime scene come un’operazione commerciale che non ha un chiaro centro estetico e narrativo. La storia viene raccontata come un videogioco, con una serie di scene che sembrano i vari livelli da superare per accedere ad una fase successiva dell’avventura, senza però ricordare il Prince of Persia del gioco. La sceneggiatura non riesce mai a proporre una situazione originale o dei dialoghi sufficientemente spigliati capaci di dare un ritmo più cadenzato allo sviluppo dell’azione. Dialoghi? Qualcuno ha detto “Topo Gigio”? “Potevamo stare bene insieme”? Ma se schiacci il bottone sai cosa faccio?
Rimando alla wikipedia italiana per una dichiarazione di  Jordan Mechner:

« Piuttosto che adattare in tutto e per tutto il videogioco, stiamo pensando di aggiungere elementi nuovi e di toglierne alcuni presenti nel videogioco, creando così una nuova storia; proprio come si è fatto con l’attrazione Pirati dei Caraibi di Disneyland all’adattamento cinematografico. »

Letto questo la mia aspettativa era di vedere qualcosa che non assomigliasse al gioco, una storia nuova e interessante che arricchisse la già stupenda saga del principe (le mie orecchie fischiano… Halo Legends…) e non un film che si trascinasse così.
Inoltre, dato che i nomi del re e del principe erano fedeli al gioco, perché la principessa l’hanno dovuta chiamare diversamente? Vero, la storia è completamente diversa, è una chiara ispirazione a “Le sabbie del tempo”, ma sopra leggo “non voler adattare in tutto e per tutto”… il che significa che un minimo di richiamo ci doveva essere. Invece nulla, a parte i nomi di 2 persone e il pugnale. Beh, di adattamento non si può parlare. Mi ricorda molto quanto visto per il film di Eragon… e con ciò mi pare di essere stato chiaro.
Avrei preferito che il sottotitolo non fosse stato Le sabbie del tempo, ma che fosse rimasto solo Prince of Persia. Il perché è semplice: ogni videogiocatore che ha in memoria le vicende del gioco, anche se va a vedere il film consapevole di non trovarsi dinanzi alla storia del gioco, comunque inconsciamente fa un continuo confronto e rimando con esso, se legge Le sabbie del tempo, e il risultato è demoralizzante.
A livello puramente cinematografico, Newell nel complesso non riesce a trovare spunti visivi degni di nota a causa di scene accademiche e verniciate, nonostante in determinati momenti ci regali inquadrature degne di nota. Altro difetto è il montaggio fumoso che impedisce all’azione di “scatenarsi” nella maniera adeguata nei momenti di maggior adrenalina.
A chiudere il tutto abbiamo un Gyllenhaal spaccone capace di divertire nel ruolo che ricopre; la Arterton in alcune scene pare imbambolata e impacciata, mentre in altre sembra perfetta nel ruolo della principessa testarda. Molina soffre un po’ dello stesso problema della Arterton, ma con l’esperienza che lo contraddistingue riesce a superare gli impacci, divertendo anche lo spettatore in diversi momenti. Ma non sempre le ciambelle escono col buco e quindi abbiamo Kingsley che non riesce a incidere, risultando quasi la sua stessa ombra, nonostante stiamo parlando dell’Itzhak Stern di  Schindler’s list (nomination all’Oscar come attore non protagonista) e del Mahatma Gandhi nel film omonimo (Oscar miglior attore protagonista).
Sulle location e sugli effetti speciali nulla da rilevare, belle le prime e ben fatti i secondi.
Voto: 4.5
Cape:
Il film è esattamente come me lo aspettavo. Insomma, dall’accoppiata Jerry Bruckheimer e Disney cosa vi aspettate, se non un perfetto mix di azione, attori bellocci, inseguimenti, eplosioni, effetti speciali e pose plastiche dal primo e buoni sentimenti, principi e principesse, regni incantati e tutto a misura di famiglia con tanto di lieto fine dal secondo? Prince of Persia è tutto questo! Purtroppo il punto debole dell’operazione è la sceneggiatura, che saccheggia a piene mani tutto il repertorio del genere senza sforzarsi di uscire un millimetro dai binari di una narrazione talmente scontata da essere imbarazzante, tanto che è inutile, anche solo per render l’idea, elencare i cliché che via via scandiscono la vicenda. E se questo non bastasse, aggiungete anche dei dialoghi spesso ridicoli (sottolineo ridicoli e non comici!) ed un’odiosissima vena didascalica che è un insulto persino all’intelligenza di un bambino (frasi del tipo: “ma allora se premo questo pulsante posso riavvolgere il tempo…” detto dopo che il protagonista l’ha fatto tre volte di fila e anche la confezione di pop-corn che ho sulle ginocchia comincia ad intuire la cosa). La regia ce la mette tutta per sopperire a questo scempio e devo dire che ci riesce egregiamente sfoggiando uno stile personale fatto di piani stretti e inquadrature che ben si addicono alla dinamicità del protagonista; certo, a volte si lascia andare in discutibili ralenti, volti più che altro a far sospirare le ragazzine in sala regalando al fascinoso e scolpito attore qualche bella posa da poster/calendario. Se la recensione finisse qui il giudizio sarebbe impietoso, eppure il film si salva nel complesso proprio per la palese natura dell’operazione: è quello che si definisce “una classica americanata”, un pop-corn movie estivo (ricordo che in USA funziona al contrario che da noi, cioè fanno uscire i candidati campioni d’incasso l’estate, mentre noi a Natale) fatto di favolose scenografie, begli attori, un paio di star comprimarie (in questo caso Ben Kingsley nel ruolo del villain di turno – no, non è uno spoiler: è uno dei mille cliché – e Alfred Molina nel ruolo di aiutante/spalla comica – altro cliché!) e una storia leggera che va giù come la cola sgasata alla spina presa con i pop-corn :D

Dialoghi

Posted in Divagazioni by Marcello on giugno 18, 2010

Attori

[AFC] Membro attivo dell’Arcadia Fans Club
[Pino] Generico utente non addicted ma che suole vedere film

Scambio di battute

Pino: “Allora, cosa fai di bello dopo il lavoro?”
AFC: “Stasera vado a vedere un film al Cinema”
Pino: “Davvero? Anche io!”
AFC: “Ottimo dai, allora ci si becca lì!!”
Pino: “No beh, dipende, in che cinema vai?”
AFC:  “Non ho capito la domanda…”

Sia fatta la volontà del Pollo Gigante…

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Ninja assassin – il post della polemica

Posted in Divagazioni, Intorno ai Film by Cape on dicembre 13, 2009

20091211-ninja assassin

cape |
ABOMINIO!!! DOPPIO ABOMINIO!!! cosa ci fa un biglietto del Bicocca village nel blog dell’afc?? e come mai il commento del solo araldo cape?? le risposte sono semplici: il nostro beneamato signor Arcadia ha deciso di nn programmare questo film nè a Melzo nè a Bellinzago (c’era solo nella prima settimana d’uscita). La mancanza degli altri due redattori storici è dovuta semplicemente al fatto che ….che …. che hanno paccato!! L’afc sta infatti attraversando una fase critica della sua storia in cui ogni uscita sembra un parto trigemellare e tutto sembra aver acquisito una priorità maggiore. Questa piccola strigliata e richiamo al dovere è più che altro in vista del grande evento che aprirà il nuovo anno e che considero una sorta di “voto di fiducia” dell’afc. Parlo ovviamente di Avatar che arriverà da noi (ultimi al mondo!) il 15 gennaio.
E’ stata quindi una proiezione intima x l’arlado e il segretario in trasferta al bicocca village con kebab e consueti gommosi di vari gusti. Ma veniamo al film…

Il film è esattamente quello che ci si aspetta: un discreto action-movie di serie B. Fatta questa premessa risulta del tutto inutile cercare una chissà quale trama articolata, colpi di scena, personaggi intensi. Qui c’è solo azione, combattimenti frenetici e spettacolari, corpi affettati e sangue ….tanto sangue!! Certo dopo le abbuffate di gore tarantiniano qui si fanno notevoli passi indietro ma è esattamente il risultato che si vuole reggiungere, e cioè tornare alle redici di quel genere tanto amato e che tanto ha spirato tarantino, e rileggerlo in una chiave moderna post matrix-300-watchmen (tre titoli nn a caso, dato che sono tutti, compreso questo, realizzati dallo stesso team di stunt).

L’enigma del pollo gigante

Posted in Divagazioni by Marcello on luglio 4, 2008

Marcè | Quando si frequenta un posto per tanto tempo si comincia a trovarlo famigliare. Si scoprono angoli bui, scorciatoie per fare prima, tecniche avanzate di appropriazione degli spazi e naturalmente si comincia a dare nomignoli alle cose…

…fu credo in occasione della proiezione de La Compagnia dell’Anello che si decise di coniare un saltò fuori il nome per questo personaggio, da allora luogo predefinito di ritrovo per questo gruppo di fannulloni non che mascotte dell’AFClub.

Eccolo quindi, in tutto il suo splendore: applausi per il gallinaccio, il pollo gigante dell’Arcadia

Voci di corridoio affermano che non si tratti di un pollo. E’ inutile dire che non dovreste ascoltare certe dicerie, lo si vede benissimo che tipo di animale è e ci sembra chiaro che si tratti di un gallus rex eleonoris autentico. Inoltre fonti affermate sostengono che sia anche di compagnia quando il cinema chiude e le luci cominciano a spegnersi, confermando la proprietà socievole dell’animale.

2003/05/20 – Mission 2 Matrix

Posted in Divagazioni, Missioni by superkazza on giugno 10, 2008

Prima missione ufficiale di due dei tre fondatori dell’AFC, ispirata dall’amore/ammirazione sconfinata per il primo capitolo della trilogia dei Wachowski: potevamo esimerci dal cercare di organizzare qualcosa di particolare?!
Quindi, dato che eravamo ancora ingenui e inesperti, il sottoscritto e il fortu si sono presentati all’entrata dell’arcadia alle 8 del mattino di martedì 20 maggio 2003, giorno in cui alle 14 sarebbe iniziata la vendita dei biglietti. Il fortu, glielo concedo, è arrivato prima di me, ma la strada da milano è più corta che da credera. :-)
Dopo un bel popo’ di attesa, verso le 12, ci hanno fatti entrare (sdraiati in terra, di fronte all’entrata, non davamo esattamente una bella immagine): abbiam magnato, siam andati al bagno e ci siamo ordinatamente messi in fila.


[nella foto potete vedere il vicepresidente dell’AFC e il segretario – magliette blu e bianca – ai primissimi posti della coda]

Essendo il sottoscritto e il fortu i primi arrivati, ovviamente, ci siamo trovati davanti alla piantina della sala Energia completamente pulita: sensazione di onnipotenza si si si. :D Biglietti scelti (mentre amici da casa si davano da fare per intasare linee telefoniche e prenotazioni online), pagati e presi: quanti, esattamente, non mi ricordo ma eravamo nell’ordine della ventina.
Dopo di noi hanno preso i biglietti dei ragazzi del dipartimento di Matematica dell’Unimi e, sistemati loro, gli addetti alle sale dell’Arcadia hanno insistito per fare una foto ufficiale:
we got them, we got them!

Fatto ciò, tutti liberi e a casa in trepida attesa del fatidico giorno.
C’è chi poi sul biglietto del film ci ha vomitato alla festa di Agraria 2 giorni prima della proiezione ma, come si suol dire, questa è un’altra storia..
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