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Vicky Cristina Barcelona

Posted in Intorno ai Film by redblackdevil on gennaio 15, 2011

Vicky Cristina Barcelona è un film del 2008 diretto e scritto da Woody Allen, ultima opera in terra Europea dopo la trilogia di pellicole girate a Londra iniziata, magnificamente, con Match Point e conclusasi malamente con Cassandra’s Dream e prima del ritorno in patria con Basta che funzioni (Whatever Works).

Nell’ottica che ogni buon cinefilo che si rispetti debba conoscere Woody, sono qui a recensire un film di uno dei registi che più rispetto e ammiro. E poi per il semplice fatto che l’ho rivisto di recente e avevo voglia di scrivere.

Il film annovera tra il cast attori di grande rilievo: Scarlett Johansson, Penelope Cruz, Javier Bardem, Rebecca Hall.

Se i primi due nomi non hanno bisogno di presentazioni, certamente gli ultimi due andrebbero un pelo presentati, per cui:
– Javier Bardem: attore spagnolo, primo della sua terra a essere candidato al Premio Oscar, nel 2000, e a conquistarlo, nel 2008, come miglior attore non protagonista nel bellissimo Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen.
– Rebecca Hall: attrice britannica, figlia del regista Peter Hall, fondatore della Royal Shakespeare Company. L’interpretazione nel film di Allen gli vale una nomination come miglior attrice ai Golden Globe 2009 e successivamente sarà al fianco di Colin Firth in Dorian Gray.

Il film narra di “Una calda estate a Barcellona”.
Vicky (Rebecca Hall) e Cristina (Scarlett Johansson), amiche per la pelle totalmente diverse e in cerca di sensazioni diametralmente opposte, vivranno l’avventura di un amore, presentandocelo con occhi differenti, ma pronti ad allinearsi quando cadranno sul sensuale e provocante Juan Antonio (Javier Barden), stravagante pittore che farà perdere loro la testa, ma ancora legato alla pazza ex moglie, María Elena (Penelope Cruz).

Allen porta sullo schermo una filosofica, lenta e macchinosa “favola d’amore”, capace di ubriacare lo spettatore con cascate di vino, fiumi di parole e valanghe di primi piani, dove si assiste  all’esplorazione ironica delle persone e delle dinamiche che ne caratterizzano i rapporti e rendono la pellicola difficilmente giudicabile, con buoni spunti ma non priva di difetti.

La cosa principale che colpisce lo spettatore è come il film abbia la finalità di promuovere le tradizioni enogastronomiche, musicali e culturali di Barcellona regalando una splendida cartolina di 110 minuti della città “immortalata” in tutti i suoi luoghi simbolo, con tanto di escursioni ad Oviedo e dintorni.

Fatto ciò, Woody ha cercato, comunque, di costruire una storia attorno alle “obbligate cartoline produttive”, dando vita ad una sorta di favola filosofica su cosa sia l’amore. Allen fa emergere come tale sentimento sia passione, follia, tradimenti, violenza e gelosia.
Non vi basta? Bene: per il regista l’amore è anche inspiegabile, impulsivo, trasgressivo.
Ma ancora non contento, Allen ci presenta l’amore come autodistruzione allo stato puro e romantico solo se inappagato.
In sostanza l’amore è tutto e niente ed è proprio con questo che gioca il regista, disegnando una storia flebile, lenta fino allo spasmo, ricchissima di dialoghi e di primi piani, molto spesso inutili o superflui.
Come accennato poc’anzi, tra i protagonisti della pellicola abbiamo una sensualissima Scarlett Johansson, presentata come un’ artista all’ eterna ricerca di sé stessa, lunatica, nevrotica, impulsiva, disinibita e pronta sempre e comunque a farsi travolgere dalla passione. Al suo fianco Rebecca Hall, ovviamente totalmente diversa dalla cara amica, essendo felicemente fidanzata, addirittura promessa sposa, posata e sempre con i piedi per terra fino all’arrivo di Javier Bardem.

Mai vista una cosa del genere, per la prima volta su schermo in anteprima mondiale…

Ma continuiamo:
Bardem è un pittore spagnolo dal fascino irresistibile, sfacciato, pronto a vivere la vita giorno per giorno e sessualmente inappagabile.
Il nostro farà perdere la testa ad entrambe le ragazze, dando dimostrazione di come l’amore sia totalmente irrazionale, con Penelope Cruz – magnifica, bellissima, provocante nei panni dell’irruente ex moglie – pronta ad entrare in scena come mina vagante all’interno dello strano trio.
Innegabile come Allen tiri i fili dei suoi burattini prendendo spunto a piene mani dal clichè Bohemien, disegnando lui come un pittore, la Johansson come attrice/regista fallita trasformatasi nel giro di un mese in una magnifica fotografa perché “artista dentro”, e la Hall come appassionata d’architettura spagnola.
Woody chiude il clichè e inizia a dispensare bicchieri di vino lungo tutto l’arco della pellicola, impreziosendo il tutto con una onnipresente e fastidiosa voce narrante che ha l’adolescenziale e primitivo istinto di didascalizzare concetti che non ne hanno bisogno, segnando in maniera più pesante come il film sia una favola, raccontata a noi spettatori.

Quando uscì il film si parlò di una scena forte: ovvero la scena lesbo tra la Johansson e la Cruz. Ehm, beh… Che fine ha fatto tale scena? Ah, sì, giusto: quel bacetto casto di poco meno di 10 secondi che si scambiano le due… Mera pubblicità!

Non che il film lo volessi vedere per quello, ma quando si presenta un film dove l’amore dovrebbe essere tutto quello sopra detto e dove il “sesso” è il collante tra le relazioni interpersonali e nell’intera pellicola non compare MAI, beh, ecco, rimane un senso di incompletezza. Woody ha messo tanta carne al fuoco, ma non l’ha saputa cuocere nella maniera corretta.

Come dicevo, la sensazione finale è quella di un film incompleto, eccessivamente lento, che non tocca i toni “da commedia alleniana” né quelli particolarmente romantici, finendo in un limbo dove una copertina lucida è stampata su carta grezza.
Sia chiaro: il film nel complesso rimane godibile, e ci sono alcuni momenti interessanti con alcuni dialoghi fulminanti, e l’interazione tra tutti gli attori è buonissima, ma da Allen ci si deve aspettare qualcosina di più.
In sostanza un buon prodotto se si vuole passare un po’ di tempo senza troppi pensieri e senza ricordarsi che si sta vedendo un film di Woody Allen.

Chiudo facendo una riflessione sugli ultimi anni del regista:
Pare solo a me o Allen si sta trasformando in una “catena di montaggio” da comprare al miglior prezzo perché capace di adattare il suo “logo” al produttore di turno e alla città pronta ad accoglierlo a braccia aperte, riempiendolo di soldi?
Non che ci sia qualcosa di male, ma in dieci anni di ottimo c’è stato solo Match Point. Quanto devo aspettare per il ritorno del VERO Woody?